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PINO ZAC
Pino Zac è lo pseudonimo di Giuseppe Zaccaria (Trapani 1930 - L'Aquila 1985).
Disegnatore e regista, dopo aver studiato architettura decise di dedicarsi all'illustrazione. Debuttò giovane su Paese Sera con una striscia di successo: Gatto Filippo. Dopo il Sessantotto entrò nella battaglia politica, realizzando velenose vignette che attaccavano i potenti di allora, e che gli valsero infinite denunce di vilipendio, e le caricature per le campagne elettorali del PSI. Su Eureka pubblicò la striscia Kyrie Eleison e una dissacrante versione dell'Orlando Furioso Entrò in seguito a far parte dello staff di Canard Enchainè e del Male, di cui fu uno dei fondatori. Si dedicò anche al cinema: nel 1964 collaborò con Bolognini a due episodi del film La donna è una cosa meravigliosa, e nel 1965 propose il suo Gatto Filippo in un film di animazione.
Nel 1981 illustrò una famosa edizione di tarocchi francesi, i Tarot de l'an 2000.
Morì a soli 55 anni di infarto.
IL MALE
Giugno 1978. Un mese prima, i funerali di Aldo Moro. Il momento più cupo degli anni di piombo. In edicola circola un' edizione straordinaria di La Repubblica: una foto con le facce impietrite dei dirigenti democristiani e un titolo angosciante a caratteri cubitali: LO STATO SI E' ESTINTO. Chiuse le Camere, il Presidente della Repubblica abbandonava il Quirinale, il giornale chiudeva, e il direttore Scalfari spiegava le ragioni della chiusura.
Il giorno dopo, un infuriato Scalfari telefonava alla redazione de Il Male minacciando querele. I testimoni ricordano la felicità di tutta la redazione alla notizia della minaccia di denuncia. Scherzo perfettamente riuscito, Il Male, giovane rivista di satira politica, balzava alla ribalta della cronaca. Fondata da Pino Zac quello stesso anno, sulle ceneri de i Quaderni del Sale (sembra sia stato il distributore della rivista a pretendere il cambiamento di nome), si avvalse di collaboratori come Vauro, Vincino, Cinzia Leone, Karen, Angese, Pazienza, Tamburini e molti altri, compresi i francesi Reiser, Wolinski, Topor. Molti dei collaboratori daranno in seguito vita a Cannibale e Frigidaire.
Il Male fu una delle più trasgressive riviste dell'epoca, e ancora oggi meraviglia per l'estrema libertà di linguaggio. Fu diretta per un certo periodo anche da Forattini, in nome della libertà di stampa. In realtà, per quanto gran parte dei collaboratori fossero di estrazione politica ben identificabile, per loro stessa ammissione, c'era molta meno politca di quanto sembrasse, nelle pagine del Male. All'atto pratico, si trattava soprattutto di giovani scatenati che il direttore lasciava senza freni, autorizzandoli a dare libero sfogo a tutte le loro tendenze anarcoidi, con l'atteggiamento sbracato che in fondo è proprio dell'età giovanile. Nessun rispetto particolare, per niente e per nessuno, con la volontà di infrangere ogni regola imposta ed ogni dogma. Il risultato furono centinaia di denunce per oltraggio a qualsiasi cosa, e sequestro di un numero sì e l'altro pure. Uno dei collaboratori, di recente, ha chiarito che in fondo la loro intenzione non era tanto quella di mettere alla berlina i costumi e i vizi della società e della politica italiana, quanto quella di divertirsi e sbeffeggiare la realtà, anche scrivendo "enormi bugie". Il fatto è che poi la realtà faceva di tutto per trasformare quelle bugie in verità. Un esempio tipico, il numero in cui Tersite (pseudonimo di Vincenzo Sparagna, uno dei principali collaboratori, poi nume tutelare di Frigidaire), riferiva di una lettura della mano fatta ad Aldo Moro, in cui si prevedeva per lui una carcerazione e una brutta fine. Era solo uno scherzo, una beffa innocua, ma ecco che la realtà poi fece di tutto per trasformare la burla in uno scandalo... Lo stesso Sparagna, nel suo libro Falsi da ridere, ricorda: fu da quel momento un giornale vero/falso o falso/vero. Più scrivevamo enormi bugie, più scoprivamo che si trattava di forme ellittiche della realtà, meno false di tante cronache recenti.
Spirito in gran parte goliardico quindi, accentuato dalla tendenza al linguaggio volgare e alla pornografia, eppure in grado di apparire come una minaccia, perché capace di smascherare la realtà più di tante cronache. I "falsi giornali" furono forse il capolavoro della rivista. L'idea nacque casualmente, da un grafico, Marcello Borsetti. Il menabò del Male veniva schizzato su giornali completamente bianchi. Il formato era particolare. Si trattava in pratica di un giornale ripiegato in due, con le due facciate della piegatura che venivano utilizzate come copertine, ma, quando lo si apriva, il paginone centrale diventava la prima pagina del giornale. Nacque così l'idea: utilizzare il paginone centrale come prima pagina di falsi quotidiani di analogo formato, come La Repubblica e Paese Sera. Ma perché il falso fosse perfetto, non doveva solo imitare una prima pagina: il falso, l'imitazione, sono gli strumenti più antichi della satira, ma per noi non si trattava solo di un gioco fine a se stesso: era come annusare l'aria, intuire uno stato d'animo diffuso, un'aspettativa (A. Pazienza). Insomma non bastava imitare perfettamente l'aspetto esteriore. Un vero falso va incontro anche ad un' esigenza, ad un'aspettativa di chi lo deve acquistare. Ecco allora il formidabile falso del Corriere dello Sport: l'Italia è fuori dai mondiali? Nel falso si comunica che i mondiali sono annullati. E il direttore, Tosatti, che si infuria come Scalfari per lesa dignità sportiva... La base del PCI non ne può più del compromesso storico e degli accordi con la DC? Ecco un numero di Paese Sera dove si manda al diavolo definitivamente la Democrazia Cristiana. Ma cos'è che faceva infuriare i direttori? Probabilmente il fatto che le notizie clamorose erano accomapgnate da articoli assurdi e surreali, ma scritti in vero stile seriamente giornalistico. I falsi mettevano a nudo il meccanismo delle notizie, svelavano come si poteva costruire l'informazione ...
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