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Piccolo glossario di bibliofilia
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A

Abbozzo, abbozzatura

In tipografia, come in altre arti grafiche, si dice abbozzo il primo saggio, incompiuto, di qualsiasi lavoro.

Abominario

Si chiama così il libro che raccoglie le varie formule di scomunica.

Abridged, abridgment

Termini inglesi usati per indicare edizioni ''ridotte'' o ''compendiate'' di un'opera.

Accavallatura, Accavalcatura

Difetto di stampa che si ha quando le lettere di un stessa riga non si allineano per la presenza di una lettera di corpo superiore. Può essere dovuta alla presenza di due interlinee non perfettamente allineate o a materiali tipografici capitati per caso fra le righe.

Acciugaio

Termine oggi poco in uso, con il quale si indicava un tempo un libro di nessun valore commerciale o culturale: buono solo per incartare acciughe.

Acciughina

Insetto roditore di carta, noto come ''pesciolino d'argento'', che vive soprattutto nei vecchi libri

Acefalo

Si dice di libro o manoscritto privo dei primi fogli (frontespizio, antiporta, carte bianche).

Achevé d'imprimer

Termine francese che indica il colophon (v.) o qualunque testo contenente tutti gli elementi tipografici alla fine di un volume.

Acroamantico

Così si dice di un libro difficile da comprendere o astruso.

Ad modum Minellii

Si dice così di edizioni, in genere classici, annotate ad uso delle scuole. La formula deriva dal nome del filologo olandese Jan Minelli (1625-1683).

Ad usum delphini

Si dice di un testo purgato per evitare la lettura dei passi più scabrosi. Il termine prende origine dalle edizioni di classici latini destinate all'istruzione del Delfino. Erano censurate e portavano al frontespizio la scritta Ad usum Delphini.

Addenda

Eventuali aggiunte che si sono rese necessarie ad un testo già in corso di stampa. Quasi sempre alle ultime pagine, talora con numerazione propria.

Adespota

Libro o manoscritto in cui l'autore non è indicato. Termine poco usato.

Admittur

Espressione che equivale ad Imprimatur.

Affibbiatoio

In legatoria, l'A. si differenza dal fermaglio per la sua particolare struttura. E' costituito da una fibbia di pelle che termina con un gancio metallico che lo fissa al piatto anteriore del libro. La fibbia è fissata in vario modo al piatto posteriore. Gli A. erano usati nelle legature monastiche dei secoli XIV-XV. In genere erano in numero di quattro. Potevano anche trovarsi in testa e al piede del volume.

Agiografia

 Testo sulla vita di un Santo, o anche di un Beato.

Album, Albo

In tipografia si chiama album uno speciale formato oblungo, che obbliga ad una particolare distribuzione delle pagine in macchina.

Aldine

Sono le edizioni della tipografia che Aldo Pio Manuzio fondò nel 1492 a Venezia. La marca tipografica era la famosa Ancora.

Alfabeto

E' la serie di segni che corrisponde ai suoni fondamentali di una lingua. Il più usato è quello latino, che ha comunque subito aggiunte tardomedievali. Esistono però molto altri alfabeti: ebraico, arabo, cirillico, greco ecc.

Alla macchia

Termine in disuso che indica un qualunque stampato, libro compreso, che non rechi alcuna informazione tipografica. In genere si tratta di opere clandestine.

Allegati

Insieme di documenti o tavole che si allega ad un volume. In genere si trovano alla fine del volume, certe volte, soprattutto nelle edizioni del Novecento, in apposite tasche.

Allegoria

Dal greco Allos (altro) e agoreuo (parlo); indica il dire una cosa e intenderne un'altra. Contrariamente alla metafora, che simbolizza solo una parola o un'espressione, l'allegoria può simbolizzare tutto un racconto, oppure un fatto o una persona.
In enigmistica si intende per A. un enigma la cui soluzione è un'astrazione piuttosto che una cosa concreta.

Allineamento

In tipografia è la linea orizzontale ideale su cui poggiano le letter prive di asta discendente: tipo A Z Va C o d, nella pratica, per motivi tecni o estetici, alcune lettere non raggiungono la linea, oppure la superano (z o c v).

Almagesto

Termine arabo che indica tutti i trattati di astronomia. Celebre l'Almagesto di Tolomeo.

Almanacco

Il nome deriva dall'arabo (al = il, e manakh = tempo).
Libretto con l'ordine dei giorni e dei mesi, le festività religiose e civili, le fasi lunari e quelle solari. Spesso vi si trovano predizioni astrologiche e notizie di vario genere. La componente letteraria è quella che, in definitiva, distingue l'almanacco dal calendario.

Amanuensi

Nell'antichità gli A. erano coloro che esercitavano l'attività di scrittore o copista per conto di privati o del pubblico. Si trattava quindi di ''servi literati'', da non confondersi con lo scriba, che era uomo libero. Gli A. romani spesso lavoravano in officine scrittorie gestite da venditori di libri.
Nel Medioevo le stesse funzioni furono svolte da Monaci. Il loro esercizio faceva spesso parte delle regole monastiche e si svolgeva in locali appositamente attrezzati del monastero.
I monaci furono sostituiti dagli A. di mestiere, numerosi soprattutto in epoca rinascimentale. Lavoravano nei monasteri, presso librai, o nelle corti dell'epoca. Almeno venti erano al servizio di Federico di Montefeltro a Urbino.
Nonostante il loro lavoro, non tutti avevano una cultura adeguata. Questo spiega gli errori e le differenze di lezione tra i vari testi manoscritti. La debolezza culturale di molti A. fu sentita soprattutto dagli Umanisti, al punto che alcuni di questi (ad esempio il Petrarca) preferirono trasformarsi essi stessi in A. piuttosto che affidare il lavoro di copiatura ad altri.

Anastatico

Sistema di riproduzione di un testo ideato dal tedesco Barlemuss (1844), che consente di eseguire una riproduzione perfetta di uno stampato tramite procedimenti chimici.

Ancipiti

Edizioni prive di indicazioni di stampa. Poco usato.

Anepigrafo

Libro privo di frontespizio.

Angolo

Le punte dei piatti del volume. Spesso rinforzati in metallo o pelle, o pergamena, a seconda del tipo e del pregio della legatura.

Anobii

Insetti dell'ordine dei Coleotteri (famiglia Anobidi). Allo stato larvale vivono nel legno, scavando fori che aprono numerose gallerie. L'anobius pertinax è il comune tarlo dei mobili, che attacca anche i piatti dei volumi antichi.

Antifonario

Testo che contiene quella parte della liturgia sacra che viene cantata durante le funzioni religiose.

Antinarrazione

Termine che designa la prefazione, il proemio, il preambolo, cioè tutte quelle parti che si possono trovare prima del testo vero e proprio. In disuso.

Antiporta

E' la pagina figurata che precede il frontespizio.

Antiqua

In alcuni paesi anglosassoni si chiamano così i caratteri latini tondi e corsivi.

Apocrifo

Libro della cui autenticità si dubita, così come si dubita che sia stato scritto dall'autore citato. Esempio tipico sono i Vangeli Apocrifi, tra i cui quali quello di San Pietro, non ritenuti dalla Chiesa degni di fede.

Apografo

Manoscritto non autografo, ma copia dell'originale.

Approvazione

Permesso dato dalle Autorità Ecclesiastiche alla pubblicazione di un'opera. Si trova in principio o in fine ai volumi antichi. Oggi viene richiesta solo per le opere di natura religiosa (Approbatur) e non ha particolare valore legale.

Archètipo

Manoscritto originale che funge da modello di ogni altro. E' il codice originale più antico di un'opera. Ogni altro esemplare è copia dell'A.

Armi, o Arme

Stemma di chi ha posseduto il libro, in genere inciso sulla rilegatura.

Arrotondatura del dorso

La curvatura che viene data al dorso dai legatori, a mano o con macchine apposite.

Arte nera

Denominazione data all'arte della stampa nel sec. XV. Secondo alcuni tale denominazione fu inventata a Venezia ai tempi di Aldo, che aveva alle sue dipendenze un operaio di colore. Ha significato superstizioso, in quanto sottintende rapporti con Satana. La leggenda vuole che Aldo abbia invitato tutti, pubblicamente, a toccare il giovane nero, perché si rendessero conto che non aveva nulla a che fare con il maligno.

Arti Grafiche

Sotto questo nome si intendono tutte le arti tipografiche e le arti affini a quella della stampa (incisione).

Assi, Assicelle

1. In tipografia l'A. è la tavola che serve al compositore per portare alle macchine le composizioni di caratteri che non possono essere portate a braccio.
2. In legatoria si dicono A. le tavole usate per la pressatura dei libri.
3. Si chiamano A. o assicelle anche le tavole di legno che, nelle legature più antiche (fin dal sec. XIII) si usavano per chiudere e proteggere i piani dei libri (al posto dei cartoni, usati successivamente) ed erano spesso rivestite di pelle o stoffa.

Astuccio

Custodia rigida, spesso di cartone, in cui si conserva, a scopo protettivo, un libro o un manoscritto di particolare valore.

Autografo

Scritto di propria mano dall'Autore.

Avvicinamento

Lo spazio bianco tra due lettere.

Azolo, o asolo

Il fermaglio delle antiche legature.

B

Bagnatura della carta

Operazione che si usava nelle antiche cartiere per la creazione di carte a mano. Veniva effettuata a mano o con mezzi meccanici, tramite l'uso di macchine dette bagnatrici. Era operazione delicatissima, che serviva a ottenere una impressione più nitida, ma che poteva alterare il colore della carta e determinare anche altri inconvenienti quali la spelatura della stessa e la fioritura. Oggi non è più praticata.

Bambagina

E' la carta di stracci e canapa. Veniva così chiamata in passato, quando si riteneva fosse fatta con il cotone. In realtà già il Briquet aveva ipotizzato (nel suo Dizionario storico delle filigrane) che il quantitativo di cotone presente fosse in definitiva pochissimo.

Bancherozzo

Termine in disuso, con il quale si indicava un tempo la bancarella dei venditori ambulanti di libri.

Bande, Bandelle

1.In tipografia, si dicono B. le guide metalliche che consentono al piano del torchio di scorrere.
2.In legatoria, si chiamano B. strisce di pelle, corda, budello, pergamena, spago con cui si decoravano anticamente le legature in pergamena. Spesso venivano intrecciate in modo da creare disegni decorativi. Sono state usate anche in legature di pregio del Novecento.

Barbe

Irregolarità dei margini delle pagine che dimostrano che il libro non ha subito alcuna operazione di taglio dei margini.

Bastarda

1. In calligrafia, si dice bastarda una scrittura che ha le caratteristiche della rotonda e dell'inglese. In tipografia si dicono bastardi i caratteri creati per imitare questa scrittura. In Francia si parla di B. del Louvre per indicare una scrittura tipografica i cui caratteri furono incisi nel '700 la Luigi Luce, punzonista della Stamperia del Louvre.
Esistono varie B. storiche. Ricordiamo la B. antica, usata in Francia nei secoli XIV e XV, la B. spezzata, del sec. XVII, la B. inclinata, realizzata da Fournier nel XVIII sec.
2. Si chiama anche B. una carta di formato irregolare le cui dimensioni in cm. variano a seconda delle località e della tipografia.

Bazzana

Pelle di montone o pecora (in francese basane) che viene conciata con cura ed usata in legatoria per imitare pergamena, cuoio, marocchino; è usata anche per creare le piccole etichette che si applicano sul dorso dei volumi con i titoli dorati.

Becca

Detta anche orecchia, è la piega che si fa ad un libro allo scopo di ritrovare il segno.

Best seller

Il libro più venduto del momento.

Bestiario

Libro o manoscritto in cui si parla di animali.

Bianchi

Si chiamano B. tutti gli spazi che in una pagina non sono occupati dalla stampa. In tipografia si comprende sotto questo termine tutto il materiale di stampa che non ha l'altezza del carattere: interlinee, margini, spazi.

Bibbia - Generalità

Il termine B. è di origine medievale. Deriva dal greco tà Biblia (''I Libri''), ed indica l'insieme dei libri, scritti da autori diversi in varie epoche, che la Chiesa cristiana considera sacri, in quanto ispirati direttamente da Dio. Ogni libro è diviso in capi, ogni capo in versetti, numerati per comodità di ricerca. I termini Scrittura, Sacra Scrittura, Sacre Scritture sono sinonimi di B. Gli Ebrei la chiamano Mikrà (''Lettura'').
E' l'opera che ha esercitato sull'umanità l'influenza maggiore. Oltre alla religione e alla morale, ha penetrato l'arte e la letteratura di tutta la nostra civiltà. La B. abbraccia un quadro temporale straordinariamente vasto: da Dio e dal mistero delle origini giunge fino alla previsione della fine di tutte le cose.
Classicamente nel racconto biblico si distinguono due periodi: quello prima di Cristo -Antico Testamento (A.T.)- e il Nuovo Testamento (N.T.), che va da poco prima della nascita di Cristo fino a circa 100 anni dopo. In più, nell'Apocalisse si prevede la fine del mondo.
La parola Testamento ha lo stesso significato del greco diatéke: ''patto di alleanza''. L'Antico e il Nuovo Testamento fanno perciò riferimento al diverso genere di rapporti dell'uomo con Dio, prima e dopo la venuta di Cristo.
L'elenco canonico dei libri secondo la Chiesa cattolica fu stabilito nel Concilio di Trento. Il numero dei libri del N. T. era comunque già fissato dal 393 d. C., grazie al Concilio d'Ippona. La gran parte dei libri dell'A. T. fu scritta originariamente in ebraico. Di alcuni però il testo originale non è noto e si conosce solo quello greco. I libri del N. T. furono invece scritti in greco, salvo il Vangelo di Matteo, del quale tuttavia si è perduto l'originale aramaico.
Una semplice classificazione dei libri che compongono l'A.T. è la seguente:
LIBRI STORICI:
Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), Giosuè, Giudici, Ruth, Re, Paralipomeni, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, Maccabei.
LIBRI DIDATTICI:
Giobbe, Salmi, Proverbi, Cantico dei Cantici, Ecclesiaste, Sapienza, Ecclesiastico.
LIBRI PROFETICI
Isaia, Geremia, Baruch, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia.
I libri che mancano nelle B. ebraiche sono detti deuterocanonici, cioè inseriti in un secondo momento: Baruch, Tobia, Giuditta, Macabei, Sapienza, Ecclesiastico, frammenti del libro di Ester e di Daniele. I libri deuterocanonici non sono accettati dai protestanti, che li considerano apocrifi.
I libri del N. T. sono ventisette: i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, 14 Epistole di S. Paolo, 7 epistole dette Cattoliche, l'Apocalisse.
Si è sempre discusso intorno al fatto che gli autori del N. T. abbiano scritto in una lingua che non era la loro. In effetti, la lingua usata è quella greca nota come koiné diàlektos, lingua volgare, comune in molte iscrizioni antiche.
La versione più antica della B. che ci è giunta è in greco, ed è nota come B. dei Settanta (perché redatta da settantadue curatori, almeno secondo la tradizione). Si ritiene del III sec. d. C., compilata in Egitto.
Esistono però altre versioni, anche se parziali. La siriaca (I sec. d.C.), la Samaritana, l'Armena, la Copta, l'Araba.
Importantissima fu la versione raccolta da Origene col titolo di Hexapla. Molto presto si fecero versioni latine della B. La principale fu ritenuta per molto tempo fatta in Africa, ma in realtà molti concordano sulle origini italiane, donde il nome di B. Itala. Fu la principale versione fino alla traduzione di S. Gerolamo, la Vulgata, che divenne il testo ufficiale adottato dalla chiesa.
La realizzazione dell'Hexapla, o Hesapla, richiese ad Origene 12 anni di lavoro (228-240 d. C.). Tutto l'A. T. era disposto in sei colonne: testo ebraico in caratteri ebraici, testo ebraico in caratteri greci, versione di Aquila, versione di Simmaco, versione dei Settanta, versione di Teodozione. Il manoscritto originale era conservato a Cesarea, dove fu consultato da S. Gerolamo. Scomparve nel VII secolo, in seguito all'invasione araba. L'imponente prospetto di Origene fu di grande aiuto per i traduttori successivi. Oltretutto, quando si conosceva una ulteriore versione di qualche passo della B., Origene aggiungeva un'altra colonna al prospetto, al punto che in certi casi le colonne sono anche otto. Le varianti tra il testo ebraico e quello dei Settanta erano indicate con simboli detti obeli (÷), i passi mancanti con un asterisco.
L'Itala, traduzione dal greco al latino, fu redatta tra il II e il III secolo. Divenne di uso comune in Italia. Numerose sono le varianti rispetto all'Afra, che circolava comunemente in Africa. Fu S. Agostino a chiamarla Itala, e la ritenne preferibile a tutte le altre. La B. Itala, l'Afra e tutte le versioni precedenti a quella di S. Gerolamo sono indicate con il termine generico di LATINA VETUS.
La Vulgata, o Volgata, è la traduzione di S. Gerolamo, che così tradusse in latino il termine koiné. Fu però Ruggero Bacone a chiamare Vulgata la versione di Gerolamo, ed Erasmo da Rotterdam riprese questa definizione. La versione di Gerolamo non è immune da pecche, nè è di pari valore nelle varie parti. Fu lo stesso redattore ad ammettere i propri limiti. Dovette spesso fare uso di vocaboli presi dal latino volgare. Critiche giunsero da S. Agostino stesso, soprattutto per quanto riguardava le parti tradotte dall'ebraico. Fu comunque la traduzione ritenuta come la migliore dalla Chiesa Cattolica.
La B. di Ulfila è la traduzione in lingua gotica realizzata da Ulfila, vescovo dei Goti (ca. 311-383). Di essa esistono manoscritti anche in Italia, del periodo della dominazione ostrogota (VI sec.). Molto noto è il manoscritto di Upsala, noto come Codex Argenteus, che nel 1648 fu regalato alla Regina di Svezia. Della B. di Ulfila ci restano soprattutto ampi frammenti del Nuovo testamento. Dal poco che ne possiamo ricavare si nota in particolar modo la grande difficoltà dell'impresa di traduzione. Ad Ulfila risultò difficilissimo tradure espressioni e valori etici e religiosi in una lingua alla quale erano del tutto estranei. I caratteri di scrittura furono inventati dallo stesso Ulfila, che li ricavò dall'alfabeto greco, ma anche da quello latino e runico. I segni tentano di trascrivere una lingua che è la più antica delle lingue germaniche note, parlata dai Teutoni del basso Danubio. Per questo, dal punto di vista linguistico, i frammenti della B. di Ulfila hanno un valore incalcolabile.
Bibbia di Lutero. Prima di Lutero esistevano almeno 17 versioni tedesche della B. Il grande riformatore volle però realizzare una versione che fosse più in linea con il ''sentire'' del popolo tedesco e che fosse anche ricavata dalle fonti originarie. Non tradusse la Vulgata, ma si rifece più che altro al testo greco ed ebraico proposto da Erasmo nel 1516. La lingua usata fu quella cancelleresca tedesca e boemo-lussemburghese, arricchita dal parlare volgare proprio della sua gente. Esemplare, per comprendere il suo modo tradurre, il suo ''Mesaggio sul tradurre'' del 1530. La parola di Dio, diretta a tutti, da tutti deve essere compresa. Non si tratta, dice Lutero, di chiedersi come il latino si debba trasferire in tedesco, bisogna piuttosto ''interrogare la madre in casa, i bambini in strada, il popolo al mercato''.
Nel 1534, edita da Luft a Wittemberg, usciva la traduzione completa dela B. Non è da attribuire del tutto a Lutero, che si fece in effetti aiutare dai più valenti filologi dell'epoca, molti dei quali suoi amici: Melantone su tutti. Ne sortì un capolavoro della letteratura germanica, anzi, la nascita stessa di quella letteratura, tanto che si è detto che la B. di Lutero è per la letteratura tedesca quello che la Commedia dantesca è per la letteratura italiana.
La prima versione inglese della B. fu redatta da J. Wycliffe insieme a Nicola di Hereford nel XIV sec. Un'altra versione inglese molto nota è la B. di Ginevra, basata su quella di N. Malingre e Calvino. Fu redatta dai riformatori inglesi che si rifugiarono a Ginevra per sfuggire alle persecuzioni di Maria I d'Inghilterra.

Biblia pauperum

La Bibbia dei poveri era la Bibbia destinata alle classi più povere, ma anche ai padri predicatori e agli ecclesiatici inferiori di diversi ordini, quali i Certosini e i Benedettini (''pauperes Christi''), manoscritta e miniata, ma anche stampata, spesso col metodo silografico, era composta in genere da tavole che rappresentavano episodi della Vecchio e Nuovo Testamento, accompagnate da qualche breve testo di commento, in genere in latino.
Attribuita a S. Bonaventura, esiste una collezione, disposta in ordine alfabetico, di testi ed esempi biblici da predicarsi al popolo

Biblioclastia

Odio, feroce avversione verso i libri, accompagnata da volontà distruttiva. Simile alla Bibliofobia.

Bibliofagia

La tendenza a divorare i libri. Sono bibliofagi molti animali quali i topi. I pesci e i numerosi insetti dannosi alla carta e alle legature.
Esistono però esempi storici, di uomini divoratori di libri, per tradizione o per condanna. vari cronisti del passato narravano che i Tartari mangiavano i libri per assimilarne la scienza. Bernabò Visconti costrinse i due legati pontifici che gli avevano consegnato la bolla di scomunica, nel 1730, a mangiarsela. Sembra anche che alcuni autori politici del passato siano stati costretti a divorare le loro opere per ''rimangiarsi'' quanto avevano sostenuto.
In senso figurato, bibliofago, o ''divoratore di libri'' è anche colui che legge moltissimo, spesso senza criterio e senza la concentrazione necessaria ad assimilare il contenuto delle letture

Bibliofilia

Amore per i libri, sentimento sempre più raro e frustrato. Bibliofobia è, al contrario, l'avversione, l'odio verso i libri. Atteggiamento, quest'ultimo, oggi molto apprezzato, gratificato e favorito anche dalle istituzioni.

Bibliografia

Studio dei libri in se stessi, a prescindere dal loro contenuto intrinseco, secondo la definizione di Fumagalli. Si intende anche per bibliografia un libro che descrive tutti i libri che parlano di un determinato argomento, o almeno ci prova.

Bibliomania

Passione esagerata per i libri, qualunque sia il contenuto. Bibliomane è l'individuo affetto da questa passione, al limite del patologico, comunque sempre più rara

Bibliotafio, Bibliotafia, Bibliotafo

1. Il Bibliotafio è, letteralmente, un ''sepolcro di libri'', una biblioteca dove i libri sono nascosti alla consultazione.
2. La Bibliotafia è l'atteggiamento del bibliomane geloso, che nega la consultazione della propria biblioteca.
3. Il Bibliotafo è colui che nasconde gelosamente i propri libri.

Biblioteconomia

L'insieme di norme che regolano il funzionamento delle biblioteche.

Biobibliografia

Elenco di opere di un determinato autore che comprende anche gli scritti dedicati alla vita dell'autore stesso.

Bodoniano, Bodoniana

Termine che indica le edizioni di Bodoni, ma anche i caratteri tipografici e le tipiche legature ideate dal grande saluzzese.

Bouquiniste

Termine francese che indica il rivenditore di libri in genere "vecchi". Famosissimi, a Parigi, quelli del Lungosenna, celebri, un tempo, per gli affari incredibili che vi si potevano fare (ma molte erano, probabilmente, leggende).

Breviario

Libro che contiene i vari offici e preghiere da recitarsi giorno per giorno. Presso gli antichi romani era invece un libro dove si registravano le entrate e le uscite.

Brochure

Termine francese usato anche in Italia. Sta per ''brossura''.

Brossura

Indica il volume con semplice copertina in carta stampata, o anche costituita da un normale foglio di carta non stampato. Per quanto sia legatura non di pregio, nel caso delle prime edizioni, essendo editoriale, dovrebbe essere preferita dai collezionisti.

Bulino

E' lo strumento adoperato fin dall'antichità per scrivere su metallo. Oggi si chiama B. la verghetta d'acciaio che gli incisori usano per intagliare il metallo, il legno, il linoleum ecc.
Per estensione, si chiama B. anche l'incisione stessa, se eseguita con tale oggetto.

C

Calamo

Cannuccia usata dai popoli antichi per scrivere su papiro e pergamena.

Cammeo

Medaglione intarsiato o applicato al piatto in certe legature rinascimentali.

Capilettera

Sono le lettere iniziali ornate, incise in rame o in silografia. Nei libri più antichi sono a volte miniate.

Capitello

E' il cordoncino di rinforzo che si vede ai due estremi del dorso nella legatura. Spesso in seta e a più colori, ha perduto il suo scopo principale (di rinforzo) ed è diventato progressivamente un elemento decorativo, tanto che in molti casi non è nemmeno cucito alle pagine, ma semplicemente incollato alle estremità del dorso.

Carattere aldino

E' il corsivo. Ideato da Aldo Manuzio, e per questo detto anche carattere italico.

Carta, storia della

Secondo la tradizione cinese, la carta fu inventata nel 105 d.C. dal marchese Ts'ai Lun. Scoperte archeologiche recenti hanno però dimostrato che era già usata in Cina a partire dal II sec. a. C. E' possibile che a Ts' Lun si debba un miglioramento del processo di fabbricazione, tale da rendere la carta più idonea alla scrittura. Nei tempi piùantichi,i Cinesi scriveano su canne di bambù e su seta. Proprio alla seta si deve la fabbricazione della carta.Non a caso, l'ideogramma cinese che rappresenta la carta, secondo un antico dizionario che risale al 100 d. C., rappresentaproprio un filo di seta intrecciato.In effetti la corteccia del gelso, la pianta sulla quale vivono i bachi da seta, sarà una delle prime materie usate per la fabbricazione della carta in Cina. Non a caso, in botanica, la parte interna della corteccia è chiamata libro. L'antica tecnica orientale di fabbricazione della carta è ancor aoggi usata in Nepal

Il procedimento cinese prevede l'uso di componenti tessili mescolati a risorse locali (gelso, canapa, bambù, riso ecc..). La carta alla cinese si diffuse fuori dei confini dell'Impero, e intorno al X secolo d.C. raggiunse l'Asia centrale e l'Indocina. Meno costosa della seta, consentì la produzione e la diffusione di un grande numero di opere, manoscritte o silografiche. Fu proprio la silografia la tecnica di stampa più usata in oriente. La stampa a caratteri mobili sembra esistesse già intorno all'XI secolo, circa quattro secoli prima dell'invenzione di Gutenberg. Ma l'alfabeto ideografico cinese si prestava male a questo tipo di stampa, che rimase così secondaria. Si consideri che per pubblicare opere generiche sarebbero occorsi almeno seimila caratteri di stampa...

Nel III secolo d.C., grazie alla Corea, la carta si diffonde anche in Giappone. Dal IX secolo la produzione della carta diviene industria nazionale giapponese. E' materiale così importante che finisce per avere anche un valore monetario. A partire dal XIX secolo i giapponesi chiamano la loro carta washi (che vuol dire “carta giapponese”), per distinguerla da quelle occidentali e cinesi, di composizione diversa.

 

Fin dal VI secolo il Medio Oriente fa uso di carta, che importa dalla Cina e dai paesi dell'Estremo Oriente. Tuttavia il supporto più usato restava la pergamena.

Nel 751 i musulmani conquistarono Samarcanda, facendo prigionieri alcuni cinesi fabbricanti di carta, che rivelarono ai conquistatori il segreto della fabbricazione. Proprio Samarcanda divenne il primo grande centro musulmano di produzione della carta, realizzata con un misto di lino a canapa. Per almeno cinque secoli, la diffusione della carta nel mondo occidentale segue di pari passo le conquiste dell'esercito del Profeta. La crta raggiunge l'Egitto alla fine dell'VIII secolo; fra il X e il XII secolo si diffonde il Africa Settentrionale. Nella valle di Nilo si passa dall'antica utilizzazione del papiro (l'ultimo papiro egiziano noto è del 935) alla produzione di una carta simile a quella di Samarcanda, ma molto più fine. Si realizzeranno lussuose edizioni del Corano.

Nel X secolo la Sicilia è già importante centro di commercio della carta (e scompare anche qui l'antica coltivazione del papiro). Nel 1072 Ruggero di Normandia conquista l'isola, e la carta diviene il supporto ufficiale dei documenti dello stato normanno. Nel XIII secolo, grazie a Federico II, Palermo diviene uno dei centri di produzione più importanti in Europa. La carta ha ormai inizato la sua risalita verso l'Italia Settentrionale. Anche in Spagna la carta musulmana giunge nel X sec., in Andalusia (Cordoba, Siviglia e Cadice), poi in Castiglia, grazie soprattutto all'abilità di artisti ebrei, che si spinsero poi anche in Catalogna e nel Roussillon, in Francia.

Come si è detto, i principali materiali dai quali si ricava la carta musulmana sono il lino e la canapa. La pasta per la carta si otteneva macerando gli stracci in acqua e calce, poi si sfilacciavano le fibre con le forbici. I musulmani introdussero una innovazione essenziale nel processo di triturazione del materiale. I cinesi lo eseguivano a mano, o con il pestello. Gli arabi utilizzavano una mola azionata da uomini o animali, secondo un principio che veniva già usato nei frantoi. In seguito si realizzò il mulino da carta. Il setaccio usato per attingere dal tino che conteneva la pasta, che in Cina era fatto con bambù e seta, divenne presso gli arabi di canna e crine di cavallo. I fogli che si formavano nel setaccio venivano pressati per eliminare l'acqua e, successivamente, si poteva trattare la superficie con gesso o farina, o pietra bianca. Seguiva l'apprettatura del foglio (in Cina con acqua di riso o amido, nell'Occidente arabo anche con colla adragante). Le carte potevano anche essere colorate.

La cultura araba produsse un grande quantitativo di libri fin dalle origini. Eppure, anche gli arabi, come i cinesi, ebbero difficoltà nel trasformare la carta da supporto per preziosi manoscritti a supporto per la stampa. Il primo Corano verrà stampato in terra musulmana solo nel XIX secolo. Le rigide regole dell'Islam imponevano infatti che il libro sacro fosse scritto solamente a mano, senza la mediazione di macchine, considerata un affronto. Inoltre, come è noto, niente immagini. Gli arabi fecero così di necessità virtù, realizzando bellissime carte decorate idonee all'arte della calligrafia, che raggiunse livelli eccezionali.

Nel XII secolo l'Italia era il paese che importava il maggior quantitativo di carta araba, usata nei documenti ufficiali. Un secolo dopo, grazie alla utilizzazione di mezzi meccanici, l'Italia produce carta in loco e la esporta in tutta Europa. A Fabriano, vicino ad Ancona, si iniziarono ad usare procedimenti di fabbricazione che non avevano più nulla a che fare con quelli arabi. Nel XIV secolo in ogni città d'Europa si usava carta italiana. Il segreto di Fabriano fu l'utilizzazione di mulini a forza idraulica, e non più umana o animale. Pile idrauliche a magli multipli, in posizione verticale, trituravano la pasta di lino a canapa. Il rendimento aumentava, ed i costi di produzione si abbassavano senza che la qualità della carta peggiorasse. Anzi, il procedimento garantiva una qualità migliore, con un prodotto di caratteristiche uniformi. Il setaccio di fili di ottone consentiva di lavorare più velocemente, e come collante si usava una gelatina animale, che derivava dagli scarti delle concerie di Fabriano. Il nuovo collante assicura resistenza ed impermeabilità maggiori rispetto all'amido di riso.

I nuovi procedimenti di fabbricazione si diffusero anche al Nord, e dopo circa un secolo l'Italia perse il suo monopolio assoluto: molte cartiere erano ormai comparse anche in Francia e Germania. Dal XIII al XIX secolo i processi di fabbricazione della carta rimasero in pratica gli stessi, a parte qualche innovazione marginale.

Carticino

Detto anche quartino, quarticino, quartesino, cartesino, cartino, equivale a un quarto di foglio. Forma quattro pagine. Esiste il carticino di frontespizio, che si usa quando per un qualunque motivo le prime quattro pagine, frontespizio compreso, devono essere differenziate dalle restanti (ad esempio quando l'autore vuole firmare ogni copia al retro del frontespizio). Il carticino intercalare si trovava comunemente nei libri censurati, e serviva a correggere le parti errate o censurate. Il carticino finale si ha quando non c'è bisogno di usare un intero foglio per chiudere l'opera.

Cartonato

Dicesi di legatura con copertine di cartone.

Cartuccia

Foglietto di due pagine (mezzo carticino) stampato a parte. Si usa in genere per correggere una parte mal stampata.

Centone

Complesso di varie opere o frammenti di queste. Non è detto che abbia un significato dispregiativo.

Centoventottesimo

Formato piccolissimo, per il quale ogni foglio di stampa contiene 128 pagine. Molto difficile da realizzare tipograficamente, è stato usato molto di rado. I ''libri minuscoli'' sono ricercati dai collezionisti.

Cicero

Nome dei caratteri usati da Sweinheim e Pannartz per stampare le Epistole Familiari di Cicerone a Subiaco. Il nome fu poi dato alla ''lettura'' (corpo 12) usata come misura tipo nei calcoli della composizione tipografica.

Clichè

Parola francese di uso comune anche in Italia. Indica la lastra realizzata in stereotipia, zincotipia o galvanotipia, che viene montata su uno zoccolo di legno o altro materiale e poi stampata con la stessa tecnica dei caratteri mobili.
Per estensione si è dato il nome di C. a tutte le incisioni realizzate con tecniche fotomeccamiche.

Collazione

Si indica con questo termine la descrizione bibliografica del volume, che specifica il numero di pagine, le tavole, la legatura, lo stato di conservazione, la completezza ecc.

Colophon

Dicitura del tipografo che si trova all'ultima carta delle edizioni più antiche. Può riportare il nome dell'autore, dello stampatore, il luogo di stampa, il pontefice regnante ecc.. La sua funzione fu poi assolta dal frontespizio.

Composizione tipografica

Si chiama così, in tipografia, l'operazione di accostare le varie lettere per formare parole e frasi. la si è fatta a mano per secoli, ma oggi si usano anche vari macchinari.

Contraffazione

Riproduzione abusiva di un libro, realizzata per vari motivi (elusione dei diritti d'autore e di divieti vari ecc..).

Copia autografata

Copia di un libro che riporta l'autografo dell'autore. Aumenta il valore commerciale del libro in questione. La ricerca di copie autografate può costituire una forma di collezionismo a parte, che nei paesi anglosassoni, e soprattuto in America, è diffuso da tempo, e sta prendendo quota anche da noi.

Copyright

Indica il diritto esclusivo di utilizzazione commerciale di un'opera letteraria. Di solito è posseduto dall'editore.

Corsivo

Tipico carattere latino con l'occhio inclinato verso destra ( b g o d a). Venne disegnato per la prima volta da Fracesco Griffo per Aldo Manuzio (è noto anche come italico).

Cromotipia

In senso lato si indica con C. la stampa tipografica a colori. Anche le immagini ottenute con queste tecniche di stampa sono dette, per estensione C.

Cuffia

La ripiegatura interna, il piccolo rivolto di pelle, tela, pergamena o carta che si vede in testa e in coda del dorso dei libri, nella parte che sporge leggermente oltre il taglio del volume stesso.

Cul-de-Lampe

Si dice così di alcuni finalini (v.), che hanno un tipico disegno che ricorda l'impronta del piede di una lampada.

Curiosità

In linea di massima, in bibliofilia, il termine equivale a rarità. Di solito è usato per indicare opere non solo rare, ma anche di argomento particolare, non comune, curioso.

Custodia

1. In origine si chiamava C. la scatola che conteneva i libri a rotolo.
2. Equivale anche ad astuccio, camicia, busta, salvagurdia.
3. Oggi si chiama C. la scatola di cartone, spesso realizzata appositamente, che serve a contenere e proteggere volumi o fogli sciolti di particolare pregio. In certe edizioni di lusso fa parte del volume e, anche se talvolta è di modesta fattura, la sua presenza ne aumenta il pregio (custodia editoriale).

D

Dantino

Nome con il quale si identifica una edizione minuscola della Divina Commedia. Famosa quella stampata a Padova nel 1878 dai fratelli Salmin: le pagine sono di 37 x 57 mm. (in 128°). In seguito passò all'editore Hoepli.

Dedica o dedicatoria

Di solito all'inizio del libro. Specifica l'illustre personaggio al quale l'opera era dedicata e perché. Spesso in bella veste tipografica e con capolettera ornati, ma anche difficile da leggere e da digerire per la "ruffianeria" che la anima e nella quale cadono anche autori famosi e celebrati.

del.

Abbreviatura comune nelle incisioni. Sta per ''delineavit''.

Dentelle

Termine che indica le decorazioni che i legatori fanno tutto intorno ai piatti nelle lagature di lusso. Dette anche ''merlettature''.

Desiderata

Vocabolo latino con il quale si designa l'elenco dei libri ricercati da un determinato collezionista.

Didascalia

Breve testo con scopi esplicativi, in genere sotto figure, tabelle, grafici. La legenda, o leggenda, è, più propriamente, la tabella che raccoglie le spiegazioni di simboli e segni sotto una figura (ad esempio una carta geografica o stradale).

Dorso

Parte del volume che ricopre la legatura dei vari fascicoli. Il dorso, appunto...

E

Editio princeps

La prima edizione di un testo a stampa.

Edizione

L'insieme di tutte le copie di un determinato libro, in quel determinato formato tipografico (caratteri compresi), pubblicato da quel determinato editore-tipografo in quella determinata data (anche in intervalli di tempo successivi, come accade per opere in più volumi) e in quel luogo di stampa. Nel linguaggio editoriale moderno, fanno parte della stessa edizione anche le reimpressioni, purché identiche alle precedenti, anche se per '' prima edizione'' si devono intendere solo le copie pubblicate nella prima impressione. Per questo motivo, i collezionisti di prime edizioni moderne, danno molta importanza a diciture quali ''secondo migliaio, terza ristampa ecc..''

Edizione compatta

Edizione economica, in caratteri stretti e minuti e con poco uso di bianchi, onde poter raccogliere molto testo in poche pagine.

Edizione ridotta, edizione compendiata

Termini che indicano un' edizione di un'opera in forma volutamente non completa. L'edizione ridotta mantiene di solito le caratteristiche principali di un testo (la trama, lo stile, l'atmosfera generale), ma ne omette alcune parti ritenute meno significative. In genere vengono omesse del tutto le appendici, le note e allegati vari. Un' edizione ridotta non è quasi mai curata dall'Autore dell'opera. I motivi che conducono alla realizzazione di riduzioni sono vari: rendere più facile la lettura di un'opera omettendo le parti più difficili del testo, rendere accessibile l'opera stessa ad un pubblico più vasto e meno raffinato, rendere più economica la pubblicazione. Si tratta di edizioni poco amate dai bibliofili e dagli studiosi, per ovvi motivi. Un esempio tipico sono i romanzi distribuiti da ''Selezione dal Reader's Digest''.
Il termine è usato impropriamente anche per indicare il riadattamento, destinato ai ragazzi, di classici della letteratura, ad. es. Moby Dick, o il Don Chisciotte. In questo caso i curatori non si limitano ad omettere parti di testo non idonee alla lettura infantile, ma piuttosto riscrivono l'opera secondo il loro gusto e secondo le necessità della letteratura per ragazzi.

Ephemera

Materiale di vario genere, di solito considerato di scarso valore fin dalla sua produzione a causa della sua stessa natura o perché prodotto in grandi quantitativi. Comprende opuscoli e pamphlet, programmi teatrali, menu di ristoranti, cartoline di vario tipo, poster ecc. Naturalmente, a prescindere dalla scarsa importanza data a questo materiale al momento della sua realizzazione, presso i collezionisti molti di questi oggetti hanno acquisito col tempo grande valore, di solito per la qualità grafica o per motivi storici.

Errata, o Errata corrige

Elenco degli errori presenti in un libro, con la relativa correzione. In fondo al volume, o aggiunta come foglio volante.

Estratto

Tiratura a parte di un articolo, di una voce enciclopedica o altro e che comunque faceva parte di opera più voluminosa.

et al.

Abbreviazione della frase latina et alii (ed altri) usata nelle citazioni bibliografiche quando un libro è stato scritto da più autori.

F

Faccia o facciata

Una delle due parti del foglio. In pratica, la pagina.

Factotum

Ornamento di qualsiasi natura, inciso su legno o su metallo, con uno spazio bianco al centro nel quale andrà poi inserita, a stampa o a mano, una lettera che funge da capolettera (lettera capitale). Comune nelle edizioni antiche. Può capitare di trovare copie di libri antichi con soltanto il factotum, senza la lettera capitale.

Falsa data

Data di stampa non corretta. La falsa data può essere intenzionale, oppure casuale, per refuso tipografico. Qualora sia nota la data di stampa reale, sarebbe regola indicarla tra parentesi quadre accanto a quella falsa. Esempio: 1570 [1612].

Fascetta editoriale

La striscia di carta che nelle edizioni moderne si può trovare sopra la copertina, con indicazioni varie sul contenuto di un libro, i premi vinti, il successo ottenuto ecc..

Finalino

Silografico o in rame, è il fregio decorativo che si trova alla fine di un capitolo.

Fioriture

Macchie di colore e intensità vari, provocate dal contatto della carta con ambienti umidi. Sono chiamate così per la tipica forma a margini frastagliati.

Formato
La dimensione del libro. Il sistema antico di determinazione del formato, che si basava sul numero di pieghe del foglio di stampa è ormai caduto in disuso, anche se la denominazione dei vari formati è, in definitiva, rimasta la stessa. Oggi ci si basa più semplicemente sull'altezza di un volume:

Definizione Misura altezza
In Folio Oltre 38 cm
In 4° da 28 a 38 cm
In 8° da 20 a 28 cm
in 16° da 15 a 20 cm
in 24° da 10 a 15 cm
in 32° meno di 10 cm
Foulage

Termine francese. Indica l'effetto a rilievo che una pressione di stampa troppo elevata provoca sul verso del foglio di carta.

Fraktur

La forma più diffusa di alfabeto gotico.

Frontespizio

Pagina iniziale del libro, dove sono indicati autore, titolo, editore, ecc..

G

Generalia

Con questo termine si indicano quei lavori il cui contenuto non rientra in alcun argomento specifico.

Giornale

Pubblicazione periodica (qutidiana per definizione) che diffonde notizie, commenti e aggioranementi sugli avvenimenti più recenti ed importanti.

Giustezza

La lunghezza della linea di composizione.

Giustificazione

L'aggiunta di spazio intercalato (tra parola e parola) allo scopo di colmare perfettamente la giustezza della linea (in modo cioè da rendere le linee di stampa tutte uguali e perfettamente allineate sia a destra che a sinistra).

Gotico, carattere

E' il carattere tipografico usato in Germania fino al XIX secolo. Imita la scrittura gotica ed è usato in gran parte dei primi incunaboli.

Grazie

I tratti terminali delle varie lettere.

I

Imprimatur

Significa Si stampi ed indicava che le autorità ecclesiastiche o quelle laiche (nel caso del Privilegio), avendo appurato che il contenuto del libro non era lesivo nei confronti della Chiesa e dello Stato, concedevano il permesso di stamparlo. Comunemente l'imprimatur è alla fine del libro. La rigidità con la quale le istituzioni valutavano i contenuti di un libro è variata nel corso delle epoche a seconda dei luoghi e dei momenti storici. Oggi l'imprimatur da noi non esiste più, ma non è detto che non faccia capolino sotto altra veste...

Incipit

Deriva dal latino e sta per ''comincia''. E' in genere la parola con la quale cominciavano i libri manoscritti e i primi libri a stampa. Il termine è adottato come sostantivo in bibliografia ad indicare il titolo di un'opera che, in mancanza del frontespizio, non ancora inventato, era di solito enunciato nell'Incipit.

Incunabolo

Ogni libro o opuscolo stampato a caratteri mobili in epoca compresa dalla invenzione di questo tipo di stampa al 25 marzo 1501. Non chiedeteci il perché di questa data... Secondo altri si devono intendere come incunaboli i libri stampati tra il 1450 e il 1500. Alcuni studiosi però ritengono che si dovrebbe estendere questo periodo fino al 1520, fino a quando cioè, il libro non ha assunto la sua definitiva forma cinquecentesca. I libri stampati nei primi anni del Cinquecento vengono definiti talvolta postincunaboli, ma il termine è generico e di scarso significato storico.

Indice

Elenco, ordinato secondo criteri diversi, che indica gli elemnti costitutivi di un libro. Quasi ogni opera, in epoca moderna, riporta almeno l'indice generale.

Indice dei libri proibiti, Index librorum prohibitorum

Elenco di libri dei quali è vietata la lettura ai Cattolici secondo specifico decreto della Santa Sede. Il primo I. fu pubblicato nel 1557 per volontà di Paolo IV, e la sua pubblicazione è proseguita fino ai giorni nostri, curata dalla Congregazione del Sant'Ufficio.
Nel 325, il Concilio di Nicea proibì la lettura delle opere di Ario: è il primo caso di libro all'indice di cui si ha memoria. Fino al XVI secolo, però, le proibizioni di questo genere furono occasionali e spesso più promosse da predicatori locali che favorite ufficialmente dalla chiesa. Celebri i roghi di libri voluti dal Savonarola. Solo con l'avanzare della Riforma la Chiesa ritenne opportuno organizzare ufficialmente una lotta contro i libri anticattolici. Nel primo Index, otre ad autori, titoli, ed opere anonime, si citavano anche gli editori colpevoli di aver pubblicato opere eretiche. La Congregazione dell'Indice fu istituita nel 1571, seguendo le indicazioni del Concilio di Trento del 1562. Il regolamento e la composizione della Congregazione fu rivisto e modificato da papi successivi, fino a Leone XIII nel 1897. Benedetto XV la soppresse nel 1917, trasferendo le sue attribuzioni alla Congregazione del Santo Ufficio.
Il diritto canonico contiene leggi che specificano le modalità di condanna dei libri ritenuti dannosi all'integrità della dottrina cattolica. La condanna più solenne è quella fatta con Lettera Apostolica, la condanna minore è quella fatta con la formula del ''donec corrigatur'', che indica che il libro è proibito ai cattolici fino al momento in cui non sarà corretto. La formula ''opera omnia'' stabilisce la condanna di tutti gli scritti di un determinato autore. Secondo il diritto canonico classico chi legge un libro proibito, soprattutto se la condanna è avvenuta per Lettera Apostolica, incorre ipso facto nella scomunica, che colpisce anche gli editori degli stessi libri.

Inedito

Testo mai pubblicato prima.

Interlineatura

Spazio bianco intercalato fra le linee di composizione del testo. Serve a migliorare la leggibilità dello stesso.

Intonso

Si intende con questo termine un volume ancora a fogli chiusi e comunque non rifilato.

L

Lega tipografica

E' un misto di piombo, antimonio e stagno. Serve a fabbricare i caratteri.

Legatura

Piena è quella legatura che copre tutte le parti esterne di un libro con lo stesso materiale (piena pelle, piena tela, piena pergamena). Mezza legatura è quella che ricopre con il materiale più pregiato solo il dorso del libro e una striscia più o meno grande dei piatti (mezza pelle, mezza pergamena, mezza tela ecc.). Il libro viene ad essere racchiuso tra due piani che sono detti piatti, o specchi. L'unghia, o unghiatura, è la parte di legatura che sporge oltre il taglio del libro. I nervi sono le sporgenze orizzontali che si vedono sul dorso, e che corrispondono alle corde della cucitura sottostante.

Legatura alla cappuccina

Legatura con la cucitura sui nervi, ma con la coperta di pelle aderente al dorso dei fogli.

Legatura alla Cattedrale

In uso in Italia e in Francia all'inizio del XIX sec., deve il suo nome ai motivi ornamentali, ripresi dalle facciate delle chiese.

Legatura Arrafica

Legatura senza refe, cioè senza cuciture. Arrafi erano detti anche i mantelli degli antichi romani, perchè privi di cuciture. La L. A. consiste nel sostituire le cuciture con colla di varia natura. Non si tratta di una legatura particolarmente solida.

M

Maiuscoletto

Un carattere maiuscolo, ma di dimensioni inferiori a quello che dovrebbe essere il maiuscolo proprio di quel carattere a quel corpo (cioè a quelle dimensioni) Es. MAIUSCOLO MAIUSCOLETTO minuscolo.

Mani scritte

Sono piccole mani che antichi lettori disegnavano sui margini del libro per segnalare l'importanza di quel particolare passo del testo.

Manuale

Si indica genericamente con questo termine un libro agevole da maneggiare e di facile consultazione, con scopi didattici o informazioni pratiche. Per estensione il termine viene anche applicato a libri che, pur non essendo materialmente ''manuali'', raccolgono secondo un certo ordine sistematico un isegnamentointorno ad un argomento particolare. Esempio notissimo è quello dei manuali Hoepli.

Marca Tipografica

E' una marca, uno stemma, un emblema con cui lo stampatore, o l'editore identificavano le proprie edizioni. Tipico elemento tipografico del '500 e del '600, raro nel '700, praticamente del tutto scomparso in epoca successiva.

La marca tipografica si trovava dapprima al colophon, poi al frontespizio, quando questo sostituì il colophon. Si tratta in genere di una incisione che rappresenta un emblema personale, un simbolo, uno stemma araldico o pseudo-araldico. Nonostante il nome, la marca tipografica serviva a distinguere l'editore più che lo stampatore tipografo, quando i due ruoli furono ben distinti. Per evidenti motivi, la M.T. è l'unico elemento veramente originale del frontespizio (titolo dell'opera, autore, anno e curatore potevano trovarsi anche nei codici manoscritti).
La volontà di sottolineare e distinguere la proprietà non è però originale, ma risale a tempi molto più antichi di quelli dell'invenzione della tipografia. Fin dall'antichità i vari mercanti erano soliti contrassegnare i propri prodotti con emblemi e simboli vari. E' quello che nel mondo anglosassone viene definito trade-mark. Si tende cioè a marcare le proprietà mobili, per identificarne il proprietario e la provenienza. E' notevole, in questo senso, il fatto che fin dalle origini il libro a stampa sia stato identificato come oggetto commerciale da chi lo produceva.
La prima M. T. nota è quella di Fust e Schöffer, nel Salterio del 1457. Incuriosisce il fatto che non fu usata in tutte le copie dell'opera. La marca era costituita da due scudi uniti da un ramo. All'interno degli scudi, simboli variamente interpretati: secondo alcuni rappresenterebbero gli strumenti dei fonditori di caratteri. Fu una marca molto imitata dai prototipografi, soprattutto tedeschi, spesso con variazioni dei simboli all'interno degli scudi stessi.


La prima marca tipografica

Non raro anche il caso di stampatori che si attribuirono varie armi araldiche, la cui validità è del tutto opinabile...
Comune fu anche l'uso di rappresentare pittoricamente il proprio nome. Alcuni casi famosi sono quelli di Gilles Couteau, che riproduceva coltelli nella propria marca e di Adam du Mont, la cui marca rappresentava Adamo ed Eva dinanzi all'albero dei frutti proibiti.
Un emblema molto diffuso fu quello del globo sormontato da una croce (su tutti, l'esempio di N. Jenson), il cui significato non è mai stato chiarito in maniera soddisfacente. Alcuni lo fanno derivare dal simbolo pagano di Mercurio (il greco Hermes), protettore del commercio. Per quanto molto usato, è possibile che il significato del simbolo sfuggisse agli stampatori stessi, i quali lo adottarono semplicemente per imitazione di quello dei colleghi.


Il globo sormontato dalla croce in numerose varianti

 


Angelo Ugoleto (Parma) e Pellegrino de'Pasquali (Scandiano)

Numerosi furono anche gli stampatori che usarono gli stemmi nobiliari di autorità locali (lo stemma dei Medici usato da Torrentino, quello Sabaudo in certe edizioni torinesi). In certi casi lo stesso stemma Pontificio viene ad assumere anche il significato di M. T.
In Italia, il primo stampatore ad adottare un emblema fu, a Roma, Sixtus Riessinger. Tutte le marche dei tipografi-editori italiani sono sempre state di grande interesse per gli studiosi.
Aldo Manuzio usò la sua famosa marca (l'ancora con il delfino) soltanto a partire dal 1502, cioè otto anni dopo l'inizio della sua attività. L'importanza pratica dell'insegna deve sempre essere tenuta presente. Costituiva una garanzia contro le numerose edizioni contraffatte. Manuzio, i Giunti, e numerosi altri tipografi dovetterro sempre fare i conti con le numerose imitazioni delle loro edizioni di maggior successo. In alcuni libri gli stampatori pubblicavano indicazioni su come riconoscere l'edizione originale da quella contraffatta, proprio grazie alle caratteristiche della M. Esempio tipico quello del bolognese Benedetto di Ettore Faelli, che in un Giustino del 1505 ed in uno Svetonio del 1506 invita i lettori a porre attenzione alla marca ''nam quidam malivoli impressores libris suis... apponunt nomen meum ut ita fiant vendibiliores''.
Per un certo periodo la M.T. rimase anche alla fine del volume, in genere dopo il registro e le note tipografiche. In molte edizioni antiche se ne trovano due: una al frontespizio e una in fine, spesso di dimensioni diverse. La necessità di armonizzare la M.T. con i restanti elementi del frontespizio fu molto sentita dagli stampatori del Rinascimento. Per questo le M. T. di uno stesso editore possono variare di dimensioni e di posizione da un'opera all'altra.Come si è detto, quando il ruolo dell'editore si differenziò nettamente da quello del tipografo, la M. identificò l'editore più che lo stampatore. In casi molto rari si possono però trovare due M.T., una dell'editore e una dello stampatore.
Verso la fine del Cinquecento anche la M. T. risentì degli influssi del Manierismo imperante. Trasformata in ''impresa'' e ''insegna'', perse il significato pratico originario per divenire più che altro un elemento puramente decorativo. Tipografi ed incisori si sbizzarrirono alla ricerca delle formule più varie, al punto che uno stesso editore poteva avere più d'una M. I vari motti usati nelle impresi hanno spesso attirato l'attenzione degli studiosi. Alcuni indicano la consapevolezza dell'importanza del proprio lavoro (''Tentanda via est'', ''Virtute duce, Comite fortuna''), altri fanno pensare a rivalità tra i vari produttori di libri (''Armatus in hostem'', ''Invidia fortitudine superatur''), molti sembrano indicare una qualche preoccupazione ed insicurezza, comuni in un lavoro difficile e non sempre accompagnato dal successo economico.

Marmorizzato

Si dice di carte o pelli decorate con macchie e aloni che ricordano le venature del marmo.

Menabò

Il progetto dell'impaginazione, che serve da guida all'impaginatore stesso, anche se è soltanto uno schizzo. Si chiama così una semplice realizzazione preventiva di uno stampato, che serve a comprendere quale sarà l'effetto complessivo del lavoro ultimato.

Miscellanea

Raccolta di libri, di solito di poche pagine ciascuno, che venagono rilegati insieme a formare un unico volume.

N

Nervi

Rilievi orizzontali sul dorso dei libri. La loro presenza è dovuta al sottostante intreccio delle corde utilizzate per la cucitura del libro. Sono presenti per necessità di cose quando il dorso è attaccato alla legatura. Ma nei lbri a dorso staccato sono talvolta presenti lo stesso, anche se senza alcuna necessità, come semplice elemento decorativo.

Nota tipografica

Indica il tipografo e la data di stampa. Nei libri più antichi si trova spesso in fondo al testo, e può anche identificarsi col colophon. Nei libri moderni è spesso nel retro della pagina di frontespizio.

Notazione musicale

Sistema grafico di rappresentazione dei suoni musicali. Anticamente si indicava solo l'altezza dei suoni utilizzando le lettere dell'alfabeto. Un sistema del genere era già in uso presso i Greci. La durata del suono non era indicata, ma si ricavava da un complesso metodo che teneva presente la quantità delle sillabe in un verso poetico (la musica serviva essenzialmente ad accompagnare la recitazione cantata di poesie e poemi). Questo tipo di notazione alfabetica, possibile solo se la musica è di tipo monodico, era ancora in uso intorno al X. sec. d. C. Guido d'Arezzo perfezionò il sistema di notazione alfabetica, ma solo intorno al XII secolo comparve la notazione proporzionale, indispensabile per il canto a più voci. Verso la metà del 1300 comparvero i primi due simboli di minima e semiminima e nel 1500 comparvero note bianche e nere, a stabilire rapporti di durata. La forma attuale, rotonda, delle note musicali, era già entrata nell'uso comune nel sec. XV, ma solo nel 1600 la si preferì definitivamente a quella quadra.

O

Occhietto o Occhiello

Ogni tanto precede il frontespizio, e riporta solo il titolo dell'opera, senza altre indicazioni. Però, se c'è, fa parte del libro e la sua mancanza è un grave difetto.

Offset

Termine inglese che indica un moderno procedimento di stampa litografica, nel quale le matrici sono preparate fotograficamente (fotolitografia). Le lastre, molto sottili, sono avvolte su cilindri di macchine rotative (macchine O.). Si tratta di un metodo di stampa molto usato nel Novecento per le grandi tirature. Fece rifiorire il metodo litografico che era in declino.

Opening ("Apertura")

E' l'aspetto, e l'effetto d'insieme, che hanno le due pagine a fronte di un libro, quando vengono osservate conteporaneamente. E' elemento esseeziale del moderno design di un libro. V. anche la voce Principio delle due pagine in una.

Opuscolo

Piccola opera. Libriccino di poche pagine. I raffinati lo chiamano plaquette, alla francese.

P

Pamphlet

Opuscolo di contenuto polemico.

Perfetta

Brossura realizzata incollando direttamente le pagine al dorso del volume. Molto usata nei tascabili e nelle collane economiche. E', per intenderci, quella degli Oscar Mondadori

Politipo

Carattere costituito da due lettere insieme. Spesso lo si fa (ad es. ff) per migliorare l'effetto ottico finale.

Polizza

Per poter stampare un testo è necessario che una tipografia abbia a disposizione un certo numero di pezzi per ogni carattere. Per ognuno, il numero varia a seconda della frequenza media di quel carattere nella lingua usata, dei segni speciali, degli accenti, dei corsivi, grassetti ecc... L'assortimento di lettere e segni necessario per poter stampare in quella determinata lingua, è detto polizza.

Pontificale

E' il libro liturgico con le cerimonie e i riti osservati dal Pontefice e dai Vescovi durante le funzioni che sono loro riservate. Il primo Pontificale fu composto a Roma nel 1485 da Giovanni Burcardo.

Postilla

Commento manoscritto al testo che gli antichi lettori apponevano al margine o tra le righe. Può essere molto importante ed interessante, ma di solito è solo fastidiosa..

Principio delle due pagine in una

Secondo questa norma grafica, si deve sempre studiare l'impostazione di una pagina tenendo presente quella che le sarà a fronte. L'ideale è, anzi, progettare le due pagine come fossero una sola.

Privilegio di stampa

Era una concessione che i principi concedevano ad un'opera stampata. Si tratta di una sorta di antica proprietà letteraria. Garantiva che per un certo numero di anni la stampa di un determinato libro non sarebbe stata concessa ad altro tipografo o editore. Ne sarebbe stata impedita anche l'introduzione nel territorio di stampe realizzate altrove. Il più antico P. di S. noto è quello concesso da Venezia nel 1469 a Giovanni da Spira, che però morì l'anno successivo.

R

Refuso

Errore di stampa.

Registro

Foglio che riportava l'indice delle segnature nei libri più antichi. Permette di verificare se un volume è completo. Oggi non viene più usato, ma nei primi libri la sua presenza era fondamentale, soprattutto quando ancora non era usata la numerazione delle pagine. I fogli venivano allora numerati con lettere poste al margine inferiore destro. Il frontespizio, per quanto contato, non veniva segnato (la "segnatura" avrebbe indubbiamente provocato dei problemi estetici al frontespizio). Solo i fogli che costituivano la prima metà del duerno, quaderno, quinterno ecc. venivano segnati, mentre l'altra metà erano lasciati bianchi. Nel caso di un quaderno avremmo perciò trovato la seguente segnatura: a* a** a*** a****, alla quale seguivano altri quattro fogli non segnati, poi b* b** b*** b**** ecc.. Poiché in un libro di molte pagine le lettere dell'alfabeto potevano non bastare, si usavano accorgimenti tipo l'uso di due lettere (za* za** za*** za****). Ad un certo punto si cominciarono anche ad usare i numeri (a1 a2 a3 a4). Si comprende come il duerno sia costituito da due fogli doppi ripiegati insieme (a* a** e due bianchi), il quaderno sia costituito da quattro fogli doppi ripiegati insieme (b* b** b*** b**** e quattro bianchi) e così via. Spesso il tipo di piegatura veniva indicato dal tipografo stesso nella carta finale del libro, detta appunto "Registro": Tutti son quaderni eccetto A che è duerno...

Richiamo

Parola o sillaba che si legge in fondo alla pagina (o al foglio). E' la stessa parola o sillaba che si legge all'inizio del testo della pagina successiva (o del foglio successivo); può essere utile per valutare la completezza di un'opera. In realtà serviva per dare chiare informazioni sull'ordine delle pagine ai rilegatori non troppo svegli.

Ristampa

Una nuova edizione senza cambiamenti rispetto alla precedente.

Rotativa

Macchina per stampa, costituita essenzialmente da un cilindro che fa pressione su una matrice curva, anche questa poggiata su un cilindro a rotazione continua. La carta usata per la stampa è un nastro continuo a rotolo o a bobina. E' il tipico procedimento di stampa dei giornali.

S

Sbaveggio

Difetto di stampa per cui l'impronta dei vari elementi sulla carta appare non nitida, ma ingrossata o anche sdoppiata. Può dipendere dal cattivo funzionamento delle macchine o da una imperfetta tecnica di stampa.

Scriptorium

La sala nella quale gli amanuensi eseguivano il loro lavoro di scrittura.

Scrittura, storia della

L'uomo sente il bisogno non solo di organizzare stabilmente l'insieme di dati accumulati in memoria per utilizzarli nell'attimo presente, ma anche di creare, con gli stessi dati, un ponte tra passato, presente, e futuro. Allora i gesti e i segni vocali si organizzano progressivamente creando un linguaggio che gli consente di ricostruire almeno i “fantasmi” delle sue conoscenze. E la sua capacità di usare le mani per creare e utilizzare utensili lo aiuta a compiere l'ultimo balzo, quello che lo libera dalla prigionia del presente e lo aiuta a proiettare i suoi fantasmi verso il futuro: inventa la scrittura, per affidare la memoria dell'uomo del presente alla memoria dell'uomo di domani...
La scrittura è una scoperta relativamente recente del genere umano. I primi disegni che l'uomo lasciò sulla pietra delle grotte di Lascaux risalgono a circa diciassettemila anni fa. Oltre ad avere già una certa tendenza “artistica”, questi disegni hanno anche un significato , per così dire, “narrativo”. Il fatto importante è che comunque superano i limiti di tempo e spazio propri della comunicazione verbale e lasciano un messaggio ad un osservatore futuro, chiunque esso sia, che sappia interpretarli. Se ancora oggi sappiamo qualcosa degli uomini di Lascaux, lo dobbiamo proprio a quei segni, e alle storie che ci raccontano. Il senso più profondo della scrittura, che fa di questo mezzo di espressione la più grande conquista del genere umano, è già presente in questi segni: si supera la precarietà della comunicazione verbale, che richiede un ascoltatore diretto, e si “trasmettono” informazioni indirettamente, che possono essere ricevute da un qualunque ipotetico lettore anche a distanza di secoli, o di millenni. E' la vera memoria dell'uomo...
Tuttavia, il passaggio dai disegni sulle pareti delle grotte alla scrittura vera e propria fu tutt'altro che rapido. Devono passare almeno undicimila anni perché i vari disegni si organizzino in un sistema definito che possa essere considerato scrittura nel senso vero del termine. I primi documenti che contengono esempi di scrittura organizzata risalgono al IV millennio a. C. Uno di questi è la famosa tavoletta di Uruk. E' una tavoletta di argilla, con segni incolonnati e ripetuti che indicano la sua natura di registro contabile. Fu trovata nella zona dove sorgeva il grande tempio di Uruk, in Mesopotamia. La scrittura nacque qui, dunque, e non in Egitto, come molti pensano. All'epoca la grande regione fra il Tigri e l'Eufrate era divisa tra i sumeri a sud e gli accadi a nord. Erano due popoli di notevole civiltà, che vivevano concentrati attorno a grandi città come Babilonia. La tavoletta di Uruk contiene un elenco di sacchi di grano e capi di bestiame. Esistono altre tavolette che ci informano di quale fosse l'organizzazione sociale dei sumeri: sappiamo quanti fabbri, schiavi, falegnami ecc.. si occupavano, ad esempio, del tempio di Lagash. Si scriveva su tavolette di argilla, ed il motivo è facilmente intuibile: lungo le sponde dei grandi fiumi è materiale di facile reperibilità. L'argilla fresca è inoltre lavorabile in maniera estremamente semplice. Sulle tavolette di argilla ancora fresca si tracciavano i segni con una canna tagliata a punta. La tavoletta scritta, lasciata asciugare, veniva a costituire poi un supporto solido e, come si vede, duraturo, tanto da conservare fino ad oggi il documento scritto. I segni che i sumeri imprimevano nell'argilla hanno un tipico aspetto angolare che ricorda un chiodo. Da qui il nome di scrittura cuneiforme, dal latino cuneus, chiodo.
Inizialmente la scrittura cuneiforme era di natura pittografica (praticamente tutte le scritture esordiscono come insieme di “disegni”). Si tratta di disegni molto semplificati: una testa di bue indica un bue, un triangolo con un tratto indica la vulva femminile e vuol dire “donna”. I vari disegni si potevano associare per esprimere concetti complessi: il segno della donna associato al segno delle montagne voleva dire “donna straniera”, cioè che viene da “oltre le montagne”. La semplificazione e stilizzazione progressiva dei vari segni si accentua nel corso dei secoli, tanto che ad un certo punto solo gli esperti possono riconoscere il segno originale. Anche il significato diventa progressivamente più complesso e dipende dal contesto. Un piede, oltre che voler dire “piede”, poteva voler dire “camminare”, ma anche “trasportare”. In questo modo i segni totali utilizzati tendono a ridursi progressivamente, ma ne restano comunque almeno seicento da memorizzare, e non è lavoro di poco conto..
Il passo successivo fu fondamentale nella storia della scrittura. All'inizio i segni rappresentavano oggetti o esseri viventi che indicavano se stessi o concetti collegati (il piede, come si è visto, poteva indicare il piede stesso o l'atto del camminare o del trasportare, concetti comunque legati in qualche modo al piede). Ad un certo punto i segni impressi non rimandano più a concetti correlati al segno stesso, ma al suono della parola che li identifica nella lingua parlata. E' un momento decisivo: il semplice principio del rebus. Nel rebus, quando si disegna una testa e un mento, si intende scrivere la parola “testamento”, che non è collegata alle immagini disegnate. Il pittogramma, da elemento “ideografico”, diviene elemento “fonetico”.
Tutte le scritture, quindi, hanno origine da quelle ideografiche, che fecero la loro comparsa in Medio ed Estremo Oriente, nel momento in cui vari popoli raggiunsero un grado di civiltà piuttosto avanzato. La scrittura ideografica rappresenta un modo elementare di espressione del pensiero, non un suono. Può essere compresa da chiunque, qualunque lingua parli, purché conosca il senso di lettura (da sinistra a destra o viceversa, dall'alto in basso o viceversa). E' un sistema rudimentale, ma di grande fascino, sia per i contenuti artistici che può acquistare -basti pensare al meraviglioso effetto d'insieme delle scritture murali degli Egizi-, sia per il sentimento “magico” che accompagna questo tipo di scrittura. Per gli antichi, disegnare qualcosa era come farla vivere, ed anche “possederla”. Questo effetto arcano, magico, della scrittura, è sopravvissuto fino ad oggi, in forma palese (basta pensare ai tarocchi, immagini che mostrano, ed anche condizionano, il futuro), o in forma più camuffata (l'effetto vincolante dei contratti, delle firme in calce, del “nero su bianco”; oppure si pensi a frasi tipo: ”sta scritto”, “è scritto, quindi è vero”). Qualche elemento ideografico originario è visibile anche nella scrittura moderna, La lettera M, ad esempio, deriva probabilmente dall'antica linea spezzata che indicava il mare. Gli egiziani leggevano questo segno come myn, e i Greci lo trasformarono nel my, fino all'em dei Latini. La scrittura puramente pittorica, oltre ad avere il vantaggio di poter essere compresa da tutti, non essendo vincolata alla lingua di chi scriveva, aveva anche il vantaggio di non avere praticamente grammatica. Gli svantaggi però non sono pochi. Una scrittura figurativa può esprimere solo pochi e rudimentali concetti. Quando poi si vuole scrivere un concetto astratto, diventa impossibile trovare un “disegno” che lo rappresenti. Si cercò di ovviare trasformando i segni in simboli: la penna di struzzo, presso i popoli orientali, rappresentava la giustizia, perché si credeva che il suo peso fosse costante. Ma non si arrivava lo stesso molto lontano, ed il sistema era piuttosto rigido e difficile da memorizzare.

La scrittura fonetica consentì, come si è detto, di compiere un grosso passo avanti. All'inizio rimase vincolata ai pittogrammi originari, ma con possibilità molto maggiori, grazie al principio del rebus (un amo ed un re, vogliono dire “amore”, concetto che non ha un “disegno” corrispondente). Il disegno dunque esprime un suono, ed è notazione grafica del suono stesso. Poiché però esistono omofonie, si cercò di rendere più facile il tutto con complementi fonetici, cioè con segni che indicavano chiaramente come si dovevano pronunciare o intendere i vari disegni. I cinesi, con la loro scrittura monosillabica, dovettero fare un uso notevole di questi complementi, perché fosse chiaro il senso di ogni ideogramma.

ll passo successivo, e decisivo, avvenne quando ci si rese conto che, in definitiva, ogni parola è composta da un insieme di suoni elementari e che questi suoni non sono poi molti, una trentina in tutto. Con trenta soli segni, ciascuno dei quali rappresenta graficamente uno di questi suoni, si può scrivere praticamente di tutto. La scoperta dell'alfabeto.

Furono gli Egiziani, prima dei Fenici, a mettere a punto un alfabeto di 24 lettere, costutito da altrettanti ideogrammi monoconsonanti. Complessivamente, però, la loro scrittura comprendeva qualcosa come 600 ideogrammi... Furono i fenici a comprendere il vero valore dell'alfabeto, e la possibilità di combinare pochi segni per ottenere infinite combinazioni di suoni. I numerosi ideogrammi delle scritture pittografiche divennero così inutili. I Greci ricevettero l'alfabeto dai Fenici -almeno secondo quanto ha scritto Erodoto- ma lo modificarono aggiungendo dei segni per le vocali (l'alfabeto originario era costituto solo dalle consonanti, le vocali venivano aggiunte durante la lettura, grazie alla conoscenza della lingua). L'alfabeto greco arcaico era composto di 21 lettere, ma, a seconda della località, erano adottati alfabeti diversi. Alla fine prevalse il cosiddetto alfabeto Ionico che si diffuse anche fuori dei confini della Grecia. In Italia, gli Etruschi ricevettero l'alfabeto probabilmente dai Fenici. Dall'alfabeto etrusco, nel Lazio, derivò quello latino e la scrittura latina si diffuse in tutto il mondo romanizzato.

Segnature

Numeri o lettere che si trovano al margine inferiore del foglio di stampa. Servivano da guida al rilegatore. Nel caso di molti libri antichi possono costituire l'unico aiuto per una valutazione di completezza.(v. alla voce Registro).

Sguardie, Guardie, Fogli di Guardia

Sono quei fogli che separano il libro vero e proprio dalla legatura. Non fanno parte del libro, e, anche quando sono bianche, non vanno contate come pagine. Spesso sono marmorizzate.

Silografico, libro

Nel Medioevo, talvolta i miniatori usavano stampigliare le iniziali dei manoscritti usando piccoli "timbri" di legno. Sembra che anche alcuni sovrani, con lo stesso sistema, apponessero firme a documenti. Trattandosi di una tecnica piuttosto semplice, è probabile che alla fine del Trecento il sistema sia stato applicato alla stampa di interi libri. Non occorre pertanto far risalire questa tecnica ad influssi orientali (in Cina ed in Corea l'impressione silografica era in uso fin dall'anno mille).
In effetti, realizzare un libro silografico era piuttosto semplice, e non richiedeva particolare ingegno o talento artigianale. Si usavano blocchi di legno duro (pero, bosso, noce) e se ne rendeva perfettamente liscia la superficie. Sulla superificie stessa si disegnava poi, in senso inverso, il testo o la figura che si voleva riprodurre. A quel punto un incisore toglieva le parti di legno intorno al disegno in modo che il testo e le figure restassero in rilievo. Su questo rilievo si stendeva uno strato d'inchiostro e si fissava sulla tavola il materiale sul quale si voleva riprodurre il testo: seta o altro tessuto, pergamena, carta. L'impressione avveniva o strofinando il verso del materiale o, più tardi, usando un vero torchio. La tavola di legno poteva essere usata così fino a che non era consumata o deformata. Chiaramente, con questo sistema, si poteva stampare da una parte sola del foglio o del tessuto, in quanto i solchi dell'impressione restavano ben evidenti anche al verso del materiale impresso. Talora si usava anche un procedimento inverso, ossia si scavava il disegno lasciando in rilievo le parti circostanti: in questo modo si otteneva una stampa bianca su fondo nero.

Inizialmente il sistema fu utilizzato soprattutto per decorare tessuti, ma da questi alla carta il passo fu breve. Questo tipo di stampa venne usato all'inizio del Quattrocento per riprodurre immagini di santi, carte da gioco (che poi venivano colorate a mano), calendari. Si tratta quasi sempre di fogli volanti. Successivamente si stamparono però anche dei veri e propri libri. Dapprima si realizzarono con questo sistema solo le figure, mentre il testo veniva aggiunto a mano (libri chirosilografici). Ben presto però testo e figure furono incisi insieme. Si risolse anche il problema del verso bianco di ogni foglio, che, ovviamente, avrebbe guastato notevolmente l'estetica dell'insieme. I primi stampatori componevano i volumi in modo che alla prima pagina stampata ne seguissero due bianche, in modo da poter incollare insieme le pagine e far scomparire le parti bianche.

Con la tecnica silografica si stamparono essenzialmente opere di carattere popolare, e in alta tiratura, che venivano vendute a basso prezzo al mercato, durante le ceriminie reigiose ecc... Destinati essenzialmente all'educazione religiosa di un popolo in gran parte analfabeta, nei libri silografici il testo è un accessorio secondario. Importanti sono le figure, spesso riprese alla buona codici di ben altro valore artistico, e colorate a mano per renderle più gradevoli. L'opera silografica più diffusa dovette essere la famosa Biblia pauperum, la Bibbia dei poveri. Era costituita da un numero variabile di tavole (in genere tra 40 e 50) e scene del Nuovo Testamento associate a scene del Vecchio. Un breve testo spiegava il contenuto delle tavole. Se ne conosce una, molto antica, dove il testo è ancora scritto a mano. Si noti che non si è certi che questa Bibbia sia mai stata stampata in Italia nel corso del Quattrocento. L'edizione italiana più antica risale almento al 1510 e fu realizzata a Venezia da Vavassore. Altre opere silografiche note sono lo Speculum humanae salvationis, l'Ars memorandi quatuor evangelia, il Canticum Canticorum, l'Ars moriendi. Poche sono a carattere profano (calendari e almanacchi, la Chiromantia). Molto nota è l'opera Mirabilia urbis Romae, in pratica una guida per i pellegrini che si recavano a Roma. Quasi tutti, per caratteristiche artistiche (sempre popolari e modeste) e per il tipo di disegni e caratteri, sembrano essere di provenienza nordica (Germania, Olanda). Nonostante la grande diffusione, il successo, e la tiratura molto alta, ne sono rimasti solo pochi esemplari, proprio perché destinati ad un uso popolare quotidiano. Nessuno di questi riporta lo stampatore, raramente viene indicato l'incisore.

La datazione degli esemplari sopravvissuti fino ad oggi, per quanto approssimativa, dimostra una fatto curioso. Gli esemplari a noi noti non sono anteriori al 1440, molti sono sicuramente databili in epoca successiva, quando non nel pieno Cinquecento. Il libro silografico non fu, pertanto, il precursore del libro stampato a caratteri mobili. Altrimenti, scoperta la nuova tecnica, di gran lunga migliore e più vantaggiosa -consentiva di stampare testi ben più ponderosi in tempi assai ridotti, permettendo anche di riutillizare i caratteri, e di correggere facilmente eventuali errori-, sarebbe caduto rapidamente in disuso. Invece entrambe le tecniche furono usate nello stesso periodo, e questa "convivenza" durò molti decenni, fino al XVI secolo avanzato. Anzi, sembra che in certe zone il libro silografico abbia avuto una specie di predominio, probabilmente per il minor costo, che ne garantiva una diffusione popolare più vasta ed un commercio molto più rapido e vantaggioso.

 

T

Taglio

Il margine dei fogli che si presenta alla nostra vista su tre lati in un volume chiuso. Può essere bianco, ma anche dorato, o marmorizzato, o variamente decorato.

Testa

Lato superiore di un libro.

Testatina

Fregio decorativo che si trova all'inizio di un testo o di una parte di questo (ad esempio all'inizio dei vari capitoli, o anche dei paragarafi ecc..). Spesso è lo stesso fregio usato per i finalini.

Tondo

La serie di caratteri latini con occhio diritto di uso comune.

U

Unghia, Unghiatura

La parte di rilegatura che sporge oltre il margine dei fogli.

V

Valore commerciale di un libro

Elemento di difficile definizione, che dipende da opinioni soggettive e fattori contingenti: di certo si sa che le opinioni di chi i libri li deve vendere quasi mai concordano con quelle di chi li deve comprare... In linea di massima si può dire che il valore di un libro dipende da: 1-caratteristiche proprie dell'edizione (antichità, rarità, qualità tipografiche, presenza di illustrazioni, tirature limitate...); 2-contenuto dell'opera (scienza, occultismo, storia locale, musica, erotismo..); 3-Curiosità (libri di argomento strano o insolito, burle, stramberie varie, anomalie nella stampa..); 4-caratteristiche proprie di un determinato libro (ad esempio: la cinquantesima edizione degli Ossi di Seppia di Montale vale poco o niente, ma se trovate una copia posseduta dall'autore con correzioni e note autografe dello stesso, magari redatte la notte prima di ricevere il Nobel e con qualche verso manoscritto inedito ai margini, allora avete fatto Bingo...). Altri fattori importanti sono le rilegature, magari bellissime e di valore superiore a quello del libro stesso. Inoltre sono da tenere presenti certi fattori contingenti tipo MODE DEL MOMENTO (futurismo, libri per ragazzi, prime edizioni di poeti del Novecento, libri illustrati da questo o quel pittore ecc..) che aumentano la richiesta e rendono più rara e costosa l'offerta. Fondamentali nella valutazione di un libro sono anche lo stato di conservazione e la completezza dello stesso. Vogliamo comunque ricordare qui TRE REGOLE FONDAMENTALI: I-Il prezzo di un determinato libro alla fin fine lo fa chi accetta di comprare ad un certo prezzo e chi a quel prezzo decide di venderlo... II-Se si crede di aver comprato un libro che cerchiamo da tempo ad un prezzo eccezionale, si può stare sicuri che si troverà lo stesso libro dopo dieci minuti, da un altro rivenditore, alla metà del prezzo che lo abbiamo pagato; III-Se si rinuncia ad un libro che cerchiamo da tempo perché ci sembra costi troppo, si può stare altrettanto sicuri che dopo dieci minuti ne vediamo una copia peggiore offerta al quintuplo del prezzo che abbiamo rifiutato di pagare. Ma è inutile tornare indietro a comprare l'altro: è sicuramente già stato venduto. E a quel prezzo non ci verrà mai più offerto...



 
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