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L'Italia coi suoi monumenti...
L'Italia coi suoi monumenti...
Giuseppe La Farina
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 UN LIBRO


Cos’è che rende un libro qualsiasi, un libro per bibliofili? Può essere il testo, la rarità, il valore di mercato, così come possono essere  le caratteristiche  tipografiche di una determinata edizione, o l’importanza storica della stessa. Possono essere tutte queste caratteristiche messe insieme, o una sola. In questa pagina presenteremo di volta in volta libri che in qualche modo possono interessare i bibliofili, qualunque sia il motivo, fosse pure solamente una bella copertina. Questo perché crediamo che nessuna teoria valga quanto l’esempio pratico. Chi si avvicina al mondo della bibliofilia solo adesso potrà così capire  come ragiona, un bibliofilo di fronte ad un libro, tenendo presente, ovviamente, che i ragionamenti possibili sono infiniti e diversi da bibliofilo a bibliofilo.

 

GIUSEPPE LA FARINA

 

Messina 1815 – Torino 1863

 

Nel 1838, a tredici anni, chiese, e ottenne, di essere recluso per un anno insieme al padre (accusato di congiura politica) nel carcere di Castellammare. Studiò a Messina, poi a Catania, dove si laureò in giurisprudenza. Pur esercitando l'avvocatura, continuò i suoi studi storici e letterari. Nel 1837, mentre infieriva l'epidemia di colera, partecipò alla famosa sommossa antiborbonica. Repressa la sommossa, si recò esule in Toscana, poi a Roma e a Napoli. Tornò a Messina nel 1838, grazie all'amnistia concessa da Ferdinando II, e pubblicò un opuscolo, Rimembranze della Toscana e di Roma, che fu proibito, e poi quattro periodici, subito soppressi.

A Palermo partecipò ad un complotto contro i Borboni, e fu arrestato, ma subito rilasciato per mancanza di prove. Sottoposto a continua sorveglianza anche a Messina, se ne allontanò nell'agosto del 1841, per tornare in Toscana, dove fondò L'Alba, un giornale liberale.

Insieme a Paolo Emiliani Giudici e ad altri esuli residenti in Toscana si accordò coi comitati carbonari e mazziniani della Sicilia per favorire l'insurrezione del 1848. Fu chiamato a rappresentare il popolo di Messina nel nuovo parlamento siculo e vi dettò il decreto di decadenza dei Reali di Napoli dalla Sicilia. Fu ministro della pubblica istruzione e della guerra. Dopo la sconfitta di Novara propugnò la resistenza a oltranza contro i Borboni che tentavano di rientrare in Sicilia. Debellata anche la resistenza, fu tra gli ultimi a riparare in Francia. Fu uno dei 43 ai quali Ferdinando II, reinsediato, non concesse l'amnistia. Dalla Francia si recò a Torino, dove strinse amicizia con Cavour e partecipò alla formazione della Società Nazionale. Promosse anche i moti che consentirono l'annessione della Toscana al Piemonte. Nel 1860 aiutò la spedizione dei Mille. Tornato nell'isola, fu espulso da Garibaldi che voleva ritardare l'annessione.

Rappresentò alla camera dei deputati il collegio elettorale di Busto Arsizio per la VII legislatura, e quello di Messina per l'VIII. Fu anche consigliere di stato.

Nel 1884 fu inaugurato a Torino un monumento alla sua memoria.

I suoi scritti sono prevalentemente ispirati alla sua passione politica. Tra i principali si ricordano: Storia d'Italia narrata al popolo italiano (1846 – 1852), Storia d'Italia dal 1815 al 1850 (continuata poi fino al 1866 da Luigi Zini), Storia documentata della rivoluzione siciliana del 1848-1849. Pubblicò anche numerosi lavori di storia locale siciliana, messinese in particolare. L'amore per la storia locale è comune in molti eruditi ottocenteschi: il recupero della storia del luogo è visto come base per il recupero di una storia “comune” dei vari luoghi d'Italia, offre un fondamento storico alle ambizioni risorgimentali.

Il La Farina partecipò alla redazione di molti periodici, alcuni strettamente locali, altri di maggior rilevanza storica e culturale. Il più importante fu probabilmente L'Alba di Firenze.

 

L'Alba

 

Giornale politico quotidiano pubblicato a Firenze dal 14 giugno 1847 al 13 aprile 1849.

In seguito alla legge sulla stampa del 6 maggio 1847 i giornali in Toscana avevano riacquistato una certa libertà, anche se la legge ne permetteva la pubblicazione solo nelle città principali del Granducato. Il Direttore aveva la totale responsabilità, e doveva fornire un programma preciso con l'indicazione dei mezzi usati e dei nomi di tutti i collaboratori, oltre all'obbligo di un deposito cauzionale di 50-300 scudi a seconda dei casi.

Il primo numero de L'Alba, stampato da Fumagalli, comparve sotto la direzione di La Farina, che a nome anche degli altri redattori (fra i quali Marmocchi, Mazzoni, Vannucci, Thouar, Niccolini) dichiarava il programma che riempiva tutta la prima pagina del giornale. I compilatori dell'Alba... assumono l'obbligo di dire il vero con coraggio, modestia, dignità. Il momento storico, secondo il La Farina, era l'alba di un nuovo giorno.

Saremo uomini del secolo XIX senza maledire il secolo XVIII... saremo liberali senza improntitudini e moderati senza codardia.

Si ricorda Ferdinando III come principe di umanissimo cuore... ospite di illustri esuli italiani. Tra le rubriche interne si segnala fin dal primo numero quella intitolata Notizie italiane che già mostra nel titolo l'ambizione a riconoscere l'Italia come nazione.

L'impostazione del giornale era decisa già dal primo numero, e si mantenne uguale nei numeri successivi. Vi è il chiaro intento di riunire tutte le forze che aspiravano all'Italia unita in una sola forza volta allo stesso scopo.

In febbraio il La Farina partiva per la Sicilia, lasciando direttore del giornale Atto Vannucci. Dall'isola spediva in redazione lettere vivacissime, e il giornale cominciò anche a censurare alcuni provvedimenti governativi,al punto da subire severi ammonimenti e l'imposizione a non commentare i fatti interni toscani. L'Alba ricominciò però presto a trattare anche i casi toscani con sempre maggior vigore e dopo la partenza di Leopoldo II sostenne il triumvirato toscano. Il suo ultimo numero vide la luce il 13 aprile 1849, all'indomani della sollevazione contro il governo provvisorio.

 

Nel mondo del collezionismo dei libri, il La Farina è noto per diverse opere. Gli appassionati di storia locale lo apprezzano sia per le opere sui moti siciliani (una delle quali comparve anche in francese), sia per un rarissimo lavoro su Messina e i suoi monumenti, pubblicato nel 1840 con 10 tavole. Si noti come anche nelle opere locali la passione “risorgimentale” dell'Autore sia sempre presente e la storia locale altro non è che il pretesto per descrivere un frammento della più vasta storia “italiana”. Il Lozzi (II, 5044) riferisce che l'antiporta e il frontespizio della Istoria documentata della rivoluzione siciliana riportano una dicitura accennante ad una raccolta: Documenti della guerra santa d'Italia...

Presso il “pubblico” più vasto, però, il La Farina è sicuramente più noto per alcuni notevoli lavori pubblicati più meno nello stesso periodo a Firenze da Bardi. Si tratta di : La Germania renana coi suoi monumenti e le sue leggende descritta da G. L.F. ed illustrata da una serie di finissime incisioni in acciaio, La Svizzera storica ed artistica descritta...ed illustrata da una serie di finissime incisioni in acciaio, e L'ITALIA COI SUOI MONUMENTI LE SUE RIMEMBRANZE E I SUOI COSTUMI descritta da Giuseppe La Farina illustrata da una serie di finissime incisioni in acciaio.

Tutte e tre le opere sono datate 1842, almeno per quel che riguarda l'inizio del lavoro di stampa. L'anno successivo iniziò, presso lo stesso tipografo, anche la pubblicazione di un lavoro dedicato alla Cina.

L'Italia coi suoi monumenti etc. è probabilmente l'opera del La Farina più nota presso i bibliofili, grazie anche, e soprattutto, alla celebre serie di 34 vedute incise contenute. La presenza di incisioni nei lavori del La Farina è costante e, purtroppo, ha esposto ripetutamente questi volumi alla minaccia dello “sfascio” ad opera dei venditori di stampe singole. Lo stesso discorso vale anche per un altro apprezzato lavoro dello stesso Autore: La storia d'Italia narrata al popolo italiano. In questo caso il “pericolo” è dovuto alla presenza di carte geografiche all'interno.

Riportiamo di seguito la scheda completa della celebre raccolta di vedute italiane.

 

 

La Farina Giuseppe. L'Italia coi suoi monumenti le sue rimembranze e i suoi costumi descritta da Giuseppe La Farina illustrata da una serie di finissime incisioni in acciaio. Volume unico. Firenze, Luigi Bardi editore 1842

In 4°; pp. (4), 276, (4); antiporta inciso con il titolo 34 tavole fuori testo protette da velina sulla quale è stampato il titolo della tavola sottostante. Nel 1861 fu pubblicata un'altra edizione con lo stesso numero di incisioni e pagine.

  1. Antiporta: Fontana di Carmelo

  2. Sala de' Pregadi (Venezia)

  3. Castello Sant'Angelo (Roma)

  4. Madonna del Carmine (Napoli)

  5. Itri (Due Sicilie)

  6. Campanile di S. Marco (Venezia)

  7. Sala Regia (Roma)

  8. Foro di Pompei

  9. Lago di Garda

  10. Teatro di Pompei

  11. Scala Regia del Vaticano

  12. Scala dei Giganti (Venezia)

  13. Lago di Como

  14. Firenze

  15. Arco di Trajano (Ancona)

  16. Sorrento

  17. Monte Bianco

  18. Valle di Aosta

  19. Lago di Lugano

  20. S. Giorgio Maggiore (Venezia)

  21. Villa di Mecenate (Tivoli)

  22. Santa Maria della Salute (Venezia)

  23. Il Panteon (Roma)

  24. Cortile di Palazzo Vecchio (Firenze)

  25. La Baja (Napoli)

  26. Il porto di Genova

  27. L'Anfiteatro di Verona

  28. Il Foro di Roma

  29. Bagni di San Gervasio (Savoia)

  30. Basilica di Sant'Ambrogio (Milano)

  31. Convento dei Benedettini a Subbiaco

  32. Duomo e Battistero di Pisa

  33. Interno della Basilica di S. Pietro (Roma)

  34. Pesto 

  35. Casa Privata (Pompei)





 

Altre informazioni su La Farina si trovano qui



 
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