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Bottari Giovanni Gaetano

(Firenze 1689 – Roma 1775). Ordinato sacerdote nel 1816, entrò a far parte del collegio dei teologi di Firenze, iniziando poi una lunga collaborazione col diplomatico Neri Corsini. Entrò nell’Accademia della Crusca, dove tenne, nel 1725, un famoso corso di lezioni sul Boccaccio, pubblicando poi il codice scritto da Francesco d’Amaretto Mamelli. Pubblicò anche opere di Franco Sacchetti e Benedetto Varchi. Clemente XII lo chiamò a Roma, assegnandogli nel 1731 la cattedra di storia ecclesiastica e di controversie alla Sapienza. Il Papa lo nominò suo appellano segreto nel 1735 e fu da allora che il B. iniziò ad occuparsi della biblioteca della famiglia Corsini, curandone il trasporto e la sistemazione da palazzo Pamphili a quello di Riaro alla Lungara. Nel 1739 fu nominato secondo custode della Biblioteca Vaticana, e per questa attività lasciò a cattedra. Continuò a pubblicare opere di scrittori toscani e opere dedicate ai monumenti delle arti figurative e dell’architettura. Fece una nuova edizione della Roma sotterranea, pubblicata dal Bosio nel Seicento, in tre volumi con 210 tavole e piante.
Dopo la morte di Clemente XII  fu eletto Papa Benedetto XIV (Prospero Lambertini) che si impegnò subito a rinnovare le istituzioni culturali della Chiesa, chiamando il B. a far parte delle academie di Storia ecclesiastica. Alla morte di Benedetto XIV, nel 1759, il B. cadde in disgrazia perché ritenuto di posizioni filogianseniste. L’intervento del cardinale Neri Corsini gli fece ottenere, nel 1768, la nomina a primo custode della Bilioteca Vaticana, sospirata da tempo. Nomina che però fu subito seguita dal collocamento a riposo, in quanto il B. era stato colpito da apoplessia nel 1766. Subì anche un secondo attacco della malattia, nel 1773, che lo lasciò paralizzato. 

Ferrucci Luigi Crisostomo

(Lugo 1797 – Firenze 1877). Studiò al seminario di Faenza, poi si laureò in giurisprudenza a Bologna. Nel 1821 gli fu affidata la Biblioteca di Lugo, divenuta comunale e nella quale erano affluiti i volumi delle corporazioni religiose. soppresse. Lasciò l’incarico nel 1828, quando gli fu assegnata una cattedra di eloquenza a Pesaro. Passò a Roma, dove divenne scrittore della Biblioteca Vaticana e, in seguito, a Firenze, dove Leopoldo II lo chiamò a dirigere la Biblioteca Mediceo-Laurenziana prima e la Marucelliana poi.  Perse l’incarico durante il governo provvisorio toscano, ma ebbe la direzione della Laurenziana l’anno successivo. Morì suicida.

Zanazzo Luigi

(Roma  1860 – 1911). Esordì come poeta romanesco pubblicando 50 sonetti (Vox populi, roba da chiodi, 1880) seguiti poi da altri per l’editore Perino, per il quale diersse anche il Rugantino. Nel 1886 divenne sottosegretario alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, poi diresse la Biblioteca del Ministero dell’Istruzione. Messo anticipatamente a riposo, si dedicò agli studi sui proverbi e sulle tradizioni popolari romane.

Minieri Riccio Camillo

(Napoli 1813 – 1882).
Nel 1834 terminò gli studi di giurisprudenza ed iniziò la carriera forense, ma abbandonò la professione per dedicarsi agli studi storici. Pubblicò le Memorie storiche degli scrittori nati nel regno di Napoli (1844) e Cenni sulla distrutta città di Cuma (Napoli, 1846).
Divenne segretario della Giunta che sovrintendeva alla Real Biblioteca Borbonica e, nel 1860, fu chiamato a far parte della Commissione pe ril Mueso e la Biblioteca, divenuti nazionali. Pubblicava nel frattempo la Biblioteca storico-topografica degli Abruzzi (1862), e le Brevi notizie intorno all’archivio angioino di Napoli (1862). 
Nel 1863 divenne direttore della biblioteca che si trovava nel Palazzo di San Giacomo e che raccoglieva i fondi di numerose congregazioni religiose soppresse e la biblioteca privata dei Borboni. In tempi brevissimi riuscì ad organizzarla, dando alle stampe un poderoso catalogo (1864-1869).
Fu in seguito trasferito alla direzione dell’Archivio di Stato, che nel 1874 fu annesso alla Biblioteca Nazionale. Il suo lavoro di bibliografo continuò con la pubblicazoine delle Notizie biografiche e bibliografiche degli scrittori napoletani fioriti nel secolo XVII

Di Marzo Gioacchino

(Palermo 1839 – 1916). Figlio di un libraio-tipografo incarcerato durante i moti del 1848, nel 1851 entrò tra i chierici della Cappella palatina.Studiò coi Gesuiti e si appassionò precocemente ai lavori di bibliografia, traducendo e continuando il Lexicon topographicum siculum di Vito Amico. Nel 1857 fu assunto come secondo custode della Biblioteca comunale di Palermo. Ordinato sacerdote, pubblicò Delle biblioteche antiche in Sicilia dai Normanni alla fine del sec. XVI (1858-64, 4 voll.) Pubblicò anche fondamentali monografie  sull’arte siciliana.
Divenne bibliotecario capo nel 1873, quando aveva già iniziato la monumentale Biblioteca storica e letteraria della Sicilia… (1869 – 1886, 28 voll.). Raggiunta la direzione della Biblioteca, si impegnò a riordinare i fondi provenienti dalle Congregazioni religiose soppresse, soprattutto i manoscritti, proseguendo il catalogo che Gaspare Rossi aveva già iniziato a pubblicare. Già nel 1863 aveva pubblicato un importante volgarizzazione della storia di Troia, tratta da un manoscritto del secolo XIV.

Ceruti Antonio

(Milano, 1830 – Cernobbio 1918). Ordinato sacerdote nel 1853, prestò la sua attività come archivista nella Curia arcivescovile. nel 1863 fu chiamato come scrittore aiutante all’Ambrosiana, divenendo poi custode del catalogo con l0’incarico di redigere l’inventario dei manoscritti (in 33 volumi e pubblicato in copia fotostatica un secolo dopo), Dal lavoro all’Ambrosiana trasse materiale per numerosi studi storici su Milano e sulla letteratura dell’Umanesimo. Fu socio di vari periodici di storia e scienze storiche. I suoi lavori si diradarono dopo il 1909, con l’avvento del Ratti alla biblioteca Ambrosiana.

Cozza-Luzzi Giuseppe

(Bolsena, 1837 – 1905). Di famiglia nobile, studiò al ginnasio di Grottaferrata. Nel 1855 divenne monaco basiliano. Si dedicò allo studio dei palinsesti della Biblioteca Vaticana con l’intenzione di completare il lavoro di Angelo Mai. Divenne abate dell’abbazia di Grottaferrata e nel 1882 fu nominato vice bibliotecario, col compito di assistere il bibliotecario Jean Baptiste Pitra nella parte scientifica. Lasciò questa attività nel 1902, per ritirarsi nella villa di famiglia a Bolsena.
Elogiato sia da Pio IX chew da Leone XIII per i suoi lavori sui palinsensti vaticani e per gli studi critici su un codice del IV secolo della Bibbia, curò riproduzioni fotografiche di codici vaticani e continuò la Nova Patrum bibliotheca iniziata dal Mai, curando i volumi IX (1888) e X (1905, postumo).  

Agapito

Fu bibliotecario di Federico da Montefeltro (seconda metà del Quattrocento) dopo Lorenzo Astemio. In quel periodo Federico intendeva dedicarsi più alla conservazione e alla catalogazione del materiale esistente che all’acquisizione di nuovi volumi. In conformità a questa tendenza, A. si impegnò nella redazione di un inventario dei codici, noto come Indice vecchio. Il lavorò inizio intorno al 1487. Seguì poi una seconda parte, realizzata tra il 1496 e il 1498 nel quale A. descrisse sommariamente i ”libri qui erant in alia bibliotheca”, contenente anche trenta libri a stampa. In seguito furono registrati anche i libri donati e quelli dati in prestito ma mai restituiti: numerosi, in questo senso gli scambi con la corte dei Medici. L’indice di A. servì come punto di partenza per un successivo catalogo, realizzato nel periodo 1511-1520 da Federico Veterani, già noto come copista e miniatore, che prese il posto di bibliotecario dopo la morte di A.

Follini Vincenzo

Bibliotecario (Firenze, 1759 – 1836). Nel 1789 pubblicò, anonimi, due volumi su Firenze antica e moderna illustrata, proseguita poi in altri sei volumi fino al 1802. Divenuto sacerdote nel 1790, dal 1797 fu sottobibliotecario alla Magliabechiana. Anonimo fu anche il suo principale lavoro come bibliotecario: Catalogus codicum saeculo XV impressorum quia in publica bibliotheca Magliabechiana Florentiae adservantus (1792-1795, in tre volumi). L’ultimo volume conteneva anche la notizia   del manoscritto relativo alla stamperia di San Jacopo a Ripoli. Lasciò che il merito dell’opera fosse attribuito interamente a Ferdinando Fossi. Volle rimanere anonimo anche quando attribuì a un modesto inserviente  della biblioteca  il trattato Della costruzione e del regolamento di una pubblica universale biblioteca, con una pianta dimostrativa (Firenze, 1816).  Il libretto ebbe successo e sollevò polemiche, alle quali il Follini rispose usando il suo vero nome.
Notevoli sono anche gli studi filologici che lasciò come accademico della Crusca.

Nannucci Vincenzo

Filologo, scrittore, bibliotecario italiano (San Mauro presso Signa 1787 – Firenze 1857). Di origini contadine, studiò nel  seminario di Colle e nel collegio Eugeniano di Firenze, riuscendo ad acquisire buone conoscenze linguistiche e filologiche.
Divenne sacerdote, ma rinunciò alla carriera ecclesiastica per insegnare greco e lingue orientali a Ravenna nel 1815. Compose però un inno a favore di Gioacchino Murat che aveva occupato la Romagna e si compromise politicamente. Fu costretto a lasciare la città, per Bologna e poi Firenze, ma perdurando l’ostilità nei suo confronti, andò in esilio a Corfù per una ventina d’anni. Insegnò lingua e letteratura italiana nel liceo di Itaca e diresse la Gazzetta degli Stati uniti delle isole Jonie oltre a una rivista satirica.
Tornò a Firenze intorno al 1840. Pubblicò il Manuale letterario del primo secolo della lingua italiana in tre volumi e vari testi di lingua e filologia italiana, spesso in contrasto con le opinioni della Crusca.
In ristrettezze economiche, ottenne aiuto da George John Warren, barone di Vernon, appassionato di letteratura italiana, che gli offrì sostegno economico sufficiente a continuare e approfondire gli studi di filologia e letteratura. Grazie a quell’aiuto, poté pubblicare l’ Analisi critica dei verbi italiani investigati nella loro primitiva origine e il commento a Dante di Pietro Alighieri : Petri Allegherii super Dantis ipsius genitoris Comoediam Commentarium.
Fu accolto nell’Accademia della Crusca nel 1847, ma la abbandonò per i continui contrasti con alcuni componenti .
Il governo granducale era riuscito  solo ad offrirgli un modesto impiego come sottobibliotecario alla Riccardiana, lavoro grazie al quale, però, aveva potuto svolgere i suoi studi e le sue ricerche. Negli ultimi anni della vita preparava una nuova edizione del Manuale letterario; riuscì a pubblicare solo il primo volume, e nella prefazione si lasciava andare ad una furiosa polemica contro Pietro Fanfani,  il quale continuò a replicare e a criticare il lavoro di filologo del N. anche dopo la morte di quest’ultimo. Fu però difeso strenuamente, post-mortem, dal Carducci, che in una lettera pubblicata nel  1865 su La civiltà italiana scriveva al Fanfani: “un po’ di rispetto, di grazia, per il povero contadino di Signa che salì in nominanza per vie tutt’altro che passe e coperte, che lavorò indefesso e non remunerato… che ridotto a campar la  vecchiaia sua e, credo delle sorelle con la mercede di un manovale, illustrò la lingua antica d’Italia con tanta erudizione”.