Memorie sulle opere di Pietro Benvenuti

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G. A. Angelucci, Arezzo 1830

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Descrizione

Angelucci G.A.
Memorie sulle Opere del Cavalier Pietro Benvenuti
Arezzo 1830
Opuscolo in 8°8(14,5 x 22); pagine 26. Brossura  muta. Ottima copia con minimi segni del tempo.
Dal Nuovo Giornale de’ Letterati Tomo XXII Pisa 1831: “Memorie sulle Opere del Cavalier Pietro Benvenuti scritte dal Canonico G. A. Angelucci Arezzo 1830” “Il Canonico Angelucci Segretario perpetuo della Società Letteraria Aretina sembra a noi meritevole di molta lode, non solo per aver detto nella solenne adunanza tenuta in quella Città nell’anno decorso, e precisamente nel giorno onomastico del Petrarca un’eloquente e forbita Orazione, ma principalmente per soggetto trascelto da lui a scopo del suo favellare. In un età nella quale, cagione di esempio, si è veduto a languire infelice sopra terra straniera l’uomo che ha sparso glorie della moderna Clio Italica su tutti i lidi del mondo ! in questa età reca non poco conforto il vedere come in una illustre città Toscana venga onorato di pubbliche lodi un celebre cittadino vivente, il Cav. Benvenuti, e si rinnuovi così un esempio riguardato come stupendo e raro anche nei tempi più propizii alle arti; l’esempio dico di Giovan Pietro Zanotti, che nella sua bella Storia dell’Accademia Clementina di Giuseppe Crespi rinomato pittor Bolognese, sebben tuttora vivesse, ci trasmise ampie ed accurate memorie. Or aggirandosi su questo soggetto esclusivamente l’orazione dell’Angelucci, io ben non mi saprei discernere se più ne ridondi plauso al lodato o al lodatore, perciocchè, per quanto io sono d’avviso, palesa non solo animo grande colui, che cose grandi operò, ma è ancora tale al certo quegli che soffocando nel suo petto il sozzo verme dell’invidia apre l’animo soltanto al generoso e nobile sentimento dell’ammirazione.
Pietro Benvenuti (Arezzo, 8 gennaio 1769 – Firenze, 3 febbraio 1844), fu artista  di stile accademico neoclassico, attivo tra la seconda metà del XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo. Nel 1781 studiò pittura all’Accademia di Belle Arti a Firenze, poi si trasferì a Roma dove studiò dal 1792 al 1803. Fin da primi anni, fu amico di Vincenzo Camuccini, e insieme a lui e a Luigi Sabatelli aprì un atelier a Roma. Nello stile subì l’influenza del grande pittore francese Jacques-Louis David. Ritornò a lavorare ad Arezzo e nel 1807 fu chiamato come pittore di corte da Elisa Bonaparte Baciocchi e divenne direttore dell’Accademia di Firenze. Insieme ad un gruppo di collaboratori e di studenti, Benvenuti fu incaricato di decorare le nuove stanze di Palazzo Pitti nel 1811-1812, tra le quali si ricorda il Salone di Ercole. La Restaurazione non apportò un declino nella sua carriera e il nuovo granduca Leopoldo II di Toscana gli affidò l’incarico di affrescare la volta della Cappella Medicea della Basilica di San Lorenzo, che dipinse con otto grandi soggetti del Vecchio e del Nuovo Testamento, i quattro Profeti e i quattro Evangelisti. Morì poco dopo aver lasciato il suo incarico all’Accademia. I suoi allievi più notevoli furono: Giuseppe Gandolfo, Stefano Ussi, Cesare Mussini, Antonio Ciseri, Francesco Mensi, Nicola Cianfanelli, Adeodato Malatesta, Giuseppe Bezzuoli e Francesco Nenci.