Scipio Sighele – La crisi dell’infanzia e la delinquenza dei minorenni – Firenze, 1911

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Pubblicato nel 1911, questo saggio affronta il tema della delinquenza minorile attraverso le lenti della sociologia e della criminologia positivista. Sighele individua nella “crisi dell’infanzia” uno dei problemi centrali della società moderna. Un documento importante per comprendere le origini storiche della tutela dei minori e delle politiche educative contemporanee.

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Descrizione

Scipio Sighele
La crisi dell’infanzia e la delinquenza dei minorenni
Firenze, Casa Editrice Italiana di A. Quattrini, 1911

Volume in 16° grande (cm 19,5 x 12,5); pagine 110, (6). Appartiene alla collana “La Rinascita del Libro”. Brossura editoriale originale con elegante impaginazione tipografica e titoli in rosso e nero al piatto anteriore. Esemplare in buona conservazione, con lievi segni del tempo alla copertina e interni ben conservati.

Quest’opera rappresenta una delle testimonianze più significative dell’interesse che, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la sociologia, la criminologia e la pedagogia rivolsero al problema dell’infanzia abbandonata e della devianza giovanile. In questo contesto Scipio Sighele (1868-1913), celebre giurista, sociologo e criminologo trentino, affronta una questione che all’epoca appariva urgente e destinata a influenzare profondamente il futuro delle società moderne: la crescita della criminalità minorile.

Sighele apparteneva alla scuola positivista italiana inaugurata da Cesare Lombroso, Enrico Ferri e Raffaele Garofalo, ma seppe progressivamente sviluppare una propria autonomia di pensiero, dedicandosi soprattutto allo studio della psicologia collettiva e delle dinamiche sociali. In questo volume il suo sguardo si concentra non tanto sul delitto in sé quanto sulle condizioni che conducono il minore verso comportamenti antisociali.

L’autore osserva come le profonde trasformazioni economiche e sociali dell’età industriale abbiano modificato il ruolo della famiglia, della scuola e delle istituzioni educative. L’inurbamento, il lavoro minorile, la povertà urbana e l’indebolimento dei tradizionali modelli di controllo sociale vengono individuati come fattori capaci di favorire fenomeni di marginalità e devianza.

Particolarmente interessante è l’approccio preventivo che emerge dalle pagine dell’opera. Pur muovendosi all’interno della cultura scientifica del proprio tempo, Sighele insiste sulla necessità di comprendere il minore prima ancora che giudicarlo. La delinquenza giovanile viene interpretata come sintomo di una più ampia “crisi dell’infanzia”, espressione che dà il titolo al volume e che rivela una sensibilità sorprendentemente moderna.

Le riflessioni contenute nel libro si inseriscono in un dibattito internazionale che coinvolgeva educatori, magistrati, medici e riformatori sociali. Proprio negli anni in cui l’opera veniva pubblicata si stavano sviluppando in Europa e negli Stati Uniti i primi tribunali minorili, le case di rieducazione moderne e nuove forme di assistenza all’infanzia in difficoltà. Il volume costituisce pertanto una preziosa testimonianza delle origini storiche della moderna tutela dei minori.

Dal punto di vista bibliografico l’opera è inoltre significativa perché appartiene all’ultima fase della produzione di Sighele, morto appena due anni dopo la pubblicazione. Essa rappresenta quindi uno dei contributi conclusivi di uno degli intellettuali italiani più influenti nell’ambito della sociologia e della criminologia tra Otto e Novecento.

Oggi il testo conserva un notevole interesse non soltanto per gli studiosi di storia della pedagogia e della criminologia, ma anche per chi desideri comprendere come la società europea affrontò per la prima volta in maniera sistematica il problema dell’infanzia disagiata. Molte delle questioni sollevate dall’autore – dispersione scolastica, marginalità sociale, responsabilità educativa della famiglia e delle istituzioni – restano infatti di sorprendente attualità.

Stato di conservazione

Buona copia in brossura editoriale originale. Lievi tracce d’uso e moderati segni del tempo alla copertina. Interni ben conservati e completi.

Perché è interessante oggi

Perché documenta uno dei primi tentativi italiani di affrontare scientificamente il problema della criminalità minorile, anticipando temi che sarebbero diventati centrali nella psicologia dell’età evolutiva e nelle politiche sociali del Novecento.

Perché è un acquisto consapevole

Si tratta di un’opera che unisce storia della criminologia, sociologia, pedagogia e storia sociale italiana. Un titolo non comune sul mercato, particolarmente interessante per studiosi del pensiero positivista, collezionisti di opere di Scipio Sighele e biblioteche specializzate nelle scienze sociali.