Descrizione
Pasquale Giuseppe Besenghi degli Ughi
Alcuni Apologhi
Padova, per Valentino Crescini, 1828
Opuscolo in 16° (cm 18 x 12,5); pagine 75. Brossura editoriale originale con titolo entro elegante cornice tipografica. Ottima copia, ben conservata, con minimi segni del tempo e carta fresca. Edizione rara e particolarmente interessante sotto il profilo storico-letterario, poiché oggetto di sequestro da parte delle autorità austriache poco dopo la pubblicazione.
Questa raccolta di apologhi costituisce una delle testimonianze più vivaci e coraggiose della letteratura satirica italiana del primo Ottocento. L’autore, Pasquale Giuseppe Besenghi degli Ughi (1797-1849), fu una delle figure più originali e anticonformiste della cultura istriana pre-risorgimentale. Nato a Isola d’Istria da famiglia nobile di tradizione veneta, compì gli studi tra Capodistria e Padova, maturando precocemente idee liberali e romantiche che lo avrebbero posto in contrasto con gli ambienti conservatori del suo tempo.
Gli Apologhi rappresentano probabilmente la sua opera più celebre e controversa. Dietro la forma apparentemente innocua del racconto morale e allegorico, Besenghi costruisce infatti una pungente satira della società contemporanea, colpendo con ironia e sarcasmo personaggi, istituzioni e comportamenti della realtà istriana e triestina. L’autore utilizza animali, figure simboliche e situazioni allegoriche secondo una tradizione che risale a Esopo e Fedro, ma piega questo antico genere letterario a finalità decisamente moderne e polemiche.
Il successo dell’opera fu immediato quanto problematico. Le numerose allusioni personali, facilmente riconoscibili dai contemporanei, provocarono reazioni indignate negli ambienti colpiti dalla satira. Le autorità intervennero rapidamente sequestrando l’edizione, circostanza che contribuì ad accrescere la notorietà del libro. Lo stesso Besenghi reagì pubblicando una nuova tiratura nello stesso anno con la falsa indicazione tipografica di “Filadelfia”, espediente editoriale frequentemente utilizzato nell’Ottocento per eludere controlli e censure.
L’episodio rende quest’opera particolarmente significativa nel quadro della storia della libertà di stampa nell’Italia preunitaria. Gli Apologhi appartengono infatti a quella letteratura “scomoda” che, attraverso la satira, cercava di aggirare i limiti imposti dalla censura politica e sociale vigente nei territori soggetti all’Impero austriaco.
Dal punto di vista letterario, Besenghi si colloca in una posizione originale tra Illuminismo e Romanticismo. Pur utilizzando strumenti tradizionali come la favola morale, la sua scrittura rivela una sensibilità nuova, animata da forte individualismo, spirito polemico e tensione civile. Non sorprende che gli studiosi abbiano visto in lui uno dei precursori della cultura risorgimentale nell’Adriatico orientale.
L’edizione del 1828 possiede oggi un interesse bibliografico particolare proprio perché rappresenta la tiratura originaria oggetto di sequestro. Le pubblicazioni censurate o ritirate dalla circolazione suscitano infatti un notevole interesse collezionistico, soprattutto quando documentano episodi concreti di conflitto tra intellettuali e autorità.
Stato di conservazione
Ottima copia in brossura editoriale originale. Minimi segni del tempo alla copertina, interni ben conservati e completi. Esemplare particolarmente gradevole per freschezza e integrità.
Perché è interessante oggi
Perché racconta una vicenda esemplare di censura nell’Italia preunitaria e testimonia la nascita di una letteratura satirica impegnata, capace di utilizzare l’allegoria per criticare la società e il potere.
Perché è un acquisto consapevole
Riunisce diversi elementi di interesse: rarità bibliografica, storia della censura, letteratura satirica, cultura istriana e primi fermenti liberali dell’Ottocento italiano. Un’opera che dialoga tanto con la storia politica quanto con quella letteraria.





