Descrizione
Jacopo Lori
La Mea di Polito. Poemetto montanino con annotazioni filologiche di Pietro Fanfani
Pistoia, Tipografia Cino di L. Vangucci,1870
Volume in 16° (cm 18 x 12); pagine VIII, 107, (1). Esemplare corredato da caratteristico ex-libris cartaceo manoscritto applicato al frontespizio. Brossura coeva muta realizzata mediante il riutilizzo di una precedente coperta editoriale, con originale applicazione cartacea sagomata a forma di fiore al piatto anteriore recante il titolo manoscritto. Leggera e antica traccia di umidità nella parte superiore delle prime carte, progressivamente attenuata fino a scomparire dopo la prima decina di pagine. Presenti minimi restauri professionali, ben eseguiti e poco invasivi. Nel complesso buona copia, integra e piacevolmente conservata.
Questa edizione rappresenta una delle più interessanti testimonianze della letteratura vernacolare dell’Appennino pistoiese nel XIX secolo. La Mea di Polito appartiene a quel ristretto gruppo di opere che non si limitano a utilizzare il dialetto come semplice colore locale, ma lo elevano a vero strumento espressivo, capace di restituire il carattere, l’umorismo e la sensibilità delle comunità montane toscane.
L’autore, Jacopo Lori, pievano originario di San Marcello Pistoiese, dedicò gran parte della propria attività letteraria alla descrizione del mondo rurale e delle tradizioni della montagna. I suoi componimenti costituiscono oggi una preziosa fonte per la conoscenza della cultura popolare dell’Appennino tosco-emiliano in un’epoca in cui le trasformazioni economiche e sociali stavano iniziando a modificare profondamente assetti e consuetudini secolari.
Il poemetto è costruito secondo la tradizione della poesia narrativa e giocosa toscana. Attraverso personaggi, dialoghi, episodi quotidiani e osservazioni di costume, Lori riesce a fissare sulla pagina un universo linguistico che all’epoca era ancora vivo e parlato, ma che oggi sopravvive soltanto in parte. Proprio questa caratteristica rende l’opera particolarmente importante non soltanto dal punto di vista letterario, ma anche sotto il profilo storico e antropologico.
Di fondamentale interesse è la presenza delle annotazioni filologiche di Pietro Fanfani, celebre lessicografo, linguista e studioso pistoiese. Fanfani fu una delle figure più autorevoli della filologia italiana dell’Ottocento e dedicò particolare attenzione allo studio delle parlate regionali e dei loro rapporti con la lingua letteraria. Le sue note accompagnano il lettore nella comprensione dei vocaboli, delle espressioni e delle peculiarità linguistiche del dialetto montanino, trasformando il volume in un vero documento di linguistica storica.
L’intervento di Fanfani assume un significato ancora maggiore se collocato nel contesto dell’Italia postunitaria. Proprio in quegli anni si sviluppava il dibattito sull’unificazione linguistica nazionale e sul rapporto tra lingua italiana e dialetti regionali. Opere come questa rappresentano una testimonianza diretta di quel momento culturale, nel quale la valorizzazione delle identità locali conviveva con la costruzione di una coscienza linguistica nazionale.
Particolarmente affascinante è inoltre la storia materiale dell’esemplare. La presenza dell’ex-libris cartaceo manoscritto e della singolare etichetta floreale applicata alla copertina racconta una vicenda di possesso e conservazione che attraversa più generazioni. Questi elementi, apparentemente marginali, costituiscono spesso un valore aggiunto per il collezionista, poiché testimoniano l’uso reale del libro e ne individualizzano l’esistenza rispetto agli altri esemplari conosciuti.
Dal punto di vista tipografico, il volume è una significativa produzione della Tipografia Cino di Luigi Vangucci, una delle più importanti officine pistoiesi dell’Ottocento, particolarmente attiva nella pubblicazione di opere di interesse locale, storico e letterario.
Stato di conservazione
Esemplare completo. Brossura coeva muta con curiosa titolazione manoscritta applicata. Ex-libris cartaceo al frontespizio. Modesta traccia di umidità limitata alle prime carte e piccoli restauri professionali. Copia complessivamente buona e solida.
Perché è interessante oggi
Perché conserva una delle più autentiche testimonianze del dialetto della montagna pistoiese e documenta il lavoro filologico di Pietro Fanfani, figura centrale negli studi linguistici italiani dell’Ottocento.
Perché è un acquisto consapevole
Le opere in dialetto locale annotate da importanti studiosi sono sempre più apprezzate sia dagli studiosi di storia linguistica sia dai collezionisti di cultura regionale. Questo esemplare aggiunge inoltre il fascino di una provenienza storica documentata dagli interventi manoscritti e dall’ex-libris.





