Versi a Giulia

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Pompeo di Campello 1824

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Descrizione

Di Campello Pompeo
Versi a Giulia
Firenze, Stamperia Granducale, 1824
Volume in 8°(23 x 15); pagine 136, (4). Brossura muta coeva. Lavoro giovanile di
Pompeo Di Campello. – Uomo politico e scrittore, nato a Spoleto il 15 febbraio 1803, morto ivi il 22 giugno 1884. Attese in giovinezza agli studî classici e alla poesia (Versi a Giulia, Firenze 1824) e tentando tragedie calde di amor patrio, ma povere d’arte (Pesaro 1827, voll. 2). Partecipò al moto del 1831, presiedette il governo provvisorio spoletino e andò rappresentante della sua città all’assemblea di Bologna. Fallito il moto, riprese le sue occupazioni letterarie. Con il pontificato di Pio IX, il C. tornò alla politica attiva, plaudendo in versi e in prosa alle riforme. Fu chiamato alla consulta di stato e rappresentò Spoleto al consiglio dei deputati. Alla partenza delle truppe pontificie per la guerra fu nominato intendente generale dell’esercito (aprile 1848). Nonostante la sua scarsa competenza, e le difficolta, i pericoli inerenti a quell’ufficio, il C. qualche cosa fece, e altro tentò di fare per le milizie pontificie, quando il Mamiani lo chiamò al Ministero delle armi (giugno 1848). Tenne questa carica anche durante i giorni dell’invasione austriaca. Con un ardente e violento proclama, non autorizzato, incitò il 6 agosto il popolo a prendere le armi contro la “rabbia vandalica” e fu costretto a dimettersi. Tornò al ministero il 16 novembre, provvedendo a riorganizzare l’esercito. Restò al potere anche durante gli eventi successivi, finché il comitato esecutivo lo mandò a Bologna ad assumervi il comando delle truppe contro gli Austriaci, ma il C. chiese di essere sostituito e si ritrasse in Spoleto, non partecipando neppure ai lavori della Costituente. Caduta la repubblica, tentò di trasferirsi in Toscana, ma fu arrestato dagli Austriaci. Liberato per l’intervento del ministro austriaco Esterhy, suo parente, andò a Corfù e quindi di nuovo in Toscana, donde però fu espulso. Trovato nu0vo rifugio in Piemonte, vi fece rappresentare un poema drammatico Dante Alighieri (Torino 1856), compose nuove tragedie e un poco fortunato dramma moderno in versi, Rodolfo e Maria. Visse qualche anno in Francia, e solamente il 17 settembre 1860 rientrò in Spoleto quale commissario del governo italiano. Nominato senatore nel gennaio 1861, fu ministro degli Esteri nel gabinetto Rattazzi (aprile-ottobre 1867). Ottima copia con minimi segni del tempo.