Versi di Giuseppe Montani

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Imola, 1818, seconda edizione

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Descrizione

Montani Giuseppe
I Fiori, e la Venere Italica. Canzonette. Canzonette del Sig.Montani cremonese. Edizione seconda.
Imola, Presso G. Veroli Librai,o 1818
Opuscolo contenente 2 opere; in 16°(18,5 x 12,5) pp. 60; 16. Brossura editoriale con autore e titolo entro cornice tipografica, Due incisioni, collocate all’antiporta di ciascun testo, raffiguranti un ritratto dell’Autore e la Venere del Canova. Esemplare ad ampia marginatura, su carta greve con filigranane ben visibili.

Giuseppe Montani
Cremona, 1786 – Fiernze, 1833
Figlio di Lorenzo, ingegnere, e Luisa Bondi. Nel 1804 entrò nell’ordine di San Paolo, nel 1807 divenne insegnante di belle lettere a Pavia e l’anno successivo a Lodi. In seguito alla soppressione delle congregazioni religiose per ordine napoleonico, rimase prete secolare, insegnando filosofia a Lodi. Nel 1819 smise di celebrare messa e abbandonò l’abito talare. Iniziò la sua attività letteraria con poesie e novelle morali. Le sei canzonette A Venere Italica e le ventiquattro anacreontiche I Fiori, furono pubblicate a Lodi ma stampate a milano da Pirola nel 1817. Riediti ad Imola nel 1818, i due lavori ottennero gli elogi di Ippolito Pindemonte (elogi molto di circostanza…); il Carducci, in seguito, li avrebbe definiti “di terz’ordine”.
Dopo il ritorno degli austriaci in Lombardia, a seguito della caduta di Napoleone, il M. venne a trovarsi in difficoltà economiche. Aiutato da alcuni amici, viaggiò in Italia, e tentò di dare vita ad una rivista, la Biblioteca straniera, con P. Giordani e poi con M. Leoni. Il progetto fu abbandonato quando il M. fu chiamato da Silvio Pellico al Conciliatore, anche se la sua collaborazione sembra limitata ad un solo articolo (altri, previsti, furono bloccati dalla censura).
Lavorò in seguito come collaboratore editoriale dell’editore Manini. Nel 1820 si innamorò della figlia di P. Verri, allora legata ad un ex-ufficiale napoleonico. Dall’esperienza ricavò l’ispirazione per un romanzo andato perduto. Ner 1821 Viesseux lo chiamò a collaborare a l’Antologia.
Nel febbraio 1823 fu chiamato a dirigere la seconda Società tipografica dei Classici Italiani. Accusato di carboneria, fu arrestato, e indotto a rivelare qualche nome, tra cui quello di Fulvia Verri. Rilasciato, fu obbligato a risiedere a Cremona. Impaurito dall’arresto, che riteneva dovuto alla lettura di alcune sue lettere, distrusse gran parte del suo epistolario, che conteneva lettere del Foscolo, di Giordani, di T. Dandolo.
Grazie alla mediazione del Viesseux, ottenne un salvacondotto per Firenze, dove fu compilatore responsabile della sezione letteraria dell’Antologia. In dieci anni firmò almeno 500 articoli di argomento vario, sempre in piena sintonia con le idee del Viesseux. Amico di molti intellettuali, il Manzoni lo stimò per la sua difesa della lingua toscana. Il M. fu anche tra i primi a intuire la grandezza di Leopardi.
Morì a Firenze, dopo breve malattia, nel 1833